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Scritto per il Giorno della Memoria

Nazarena Lanza, 23 Gennaio, 202625 Gennaio, 2026

Tutti i morti devono essere ricordati.
I morti uccisi però, soprattutto quando fanno parte di un piano deliberato e quando la loro colpa è quella di “esistere”, pesano sull’umanità intera. Per questo abbiamo il bisogno e il dovere di ricordarli, di ricostruire le loro storie, di erigere monumenti e fissare ricorrenze nel tentativo di riportarli tra noi, a compensazione delle loro vite rubate, a monito delle generazioni future.

Il trauma dell’olocausto è passato di generazione in generazione non solo tra le vittime – ebrei, rom e sinti, disabili, omosessuali, oppositori politici – ma anche tra i discendenti dei carnefici – nazisti, fascisti, collaborazionisti.

Ma nonostante l’impegno della memoria, di quel “mai più” ripetuto infinite volte che pesa come un macigno perché significa che “è successo, ne siamo stati capaci”, l’annientamento feroce di un popolo si ripete.

Nel Paese nato nel solco del trauma dell’olocausto, oggi, in mondovisione, assistiamo impotenti allo sterminio degli innocenti, anch’essi nati con la colpa di esistere e di appartenere a una terra desiderata da altri.

Bambini. Liste interminabili di nomi e immagini, che non basta un mese a nominarli tutti.

Medici, infermieri, volontari della mezzaluna rossa. Hanno continuato a occuparsi dei feriti anche quando bombardavano gli ospedali. Sequestrati, subiscono torture con altre migliaia di palestinesi – anche bambini – nei territori occupati. Tra i tanti, il dottor Hussam Abu Safiya, immortalato da un video mentre si dirige verso un carro armato per evitare l’evacuazione dei pazienti e la distruzione del suo ospedale, poi avvenuta.

Giornalisti, molti giovanissimi, diventati target dei cecchini.
Cuochi e cuoche in condizioni impossibili hanno cucinato per migliaia di persone, e cose speciali per i bambini, quando potevano.
Ragazzi e ragazze che si occupavano di centinaia di orfani, giocando, insegnando, facendo i clown.

Le donne. Come non vedere nelle madri di Gaza, tra le tende bagnate e gelide mentre cercano di scaldare e nutrire i propri figli, Maria, madre di Gesù il Nazareno, icona universale del dolore materno?

I cristiani hanno scritto che Dio ha permesso che Gesù morisse in croce per riscattare l’umanità.
La popolazione di Gaza sta morendo in croce per lo stesso motivo?

La sua forza di spirito ne fa un’autorità morale, ultimo baluardo di un’umanità persa, nella notte del disfacimento dei nostri valori.

Il giorno della memoria non è più lo stesso ma ha più valore che mai.
Ricordiamo i morti uccisi per il semplice fatto di esistere.
Che “mai più” diventi davvero un giorno, e per sempre, “mai più per nessuno”.

Il testo è stato scritto per un intervento nel Podcast di Parole Fuxia, per la puntata dal titolo “Mai Più per Nessun3”, realizzata in occasione della Giornata della Memoria.

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