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6|26 Il linguaggio come campo di battaglia

localmarchforgaza, 5 Marzo, 20265 Marzo, 2026

Local March for Gaza – Newsletter 6|26

L’attacco congiunto lanciato all’alba del 1° marzo da Tel Aviv e Washington contro l’Iran, in risposta a presunte “minacce imminenti” del regime degli ayatollah, arriva al culmine di settimane di tensioni crescenti. Non si tratta di una semplice azione difensiva, conferma ciò che molti sanno da tempo: per USA e Israele la guerra preventiva sostituisce la trattativa; la logica del gangster e la legge del più forte prevalgono sulla gestione multilaterale e sul Diritto Internazionale. Per un’analisi approfondita del conflitto → https://www.strisciarossa.it/il-ruggito-che-nessuno-voleva-israele-attacca-liran-mentre-il-mondo-trattava/.

⬛🟧 La gerarchia dei morti e delle notizie

Nei primi giorni di guerra, ormai regionale, Israele ha nuovamente invaso il Libano e continua i bombardamenti indiscriminati. Solo in Iran, nella provincia di Hormozgan a Minab, il 1° marzo un missile ha colpito una scuola elementare femminile, uccidendo 175 persone, tra cui 165 bambine.
A Tel Aviv, nello stesso giorno, un missile iraniano colpisce un condominio: 9 morti.

Titoli a confronto – Il Sole 24 Ore:

  • Israele – Tel Aviv: “Israele, almeno 9 morti e una ventina di feriti in attacco Iran a Beit Semesh”
    → Soggetto chiaro: Iran. Azione attribuita.
  • Iran – Minab: “Esplosione in una scuola femminile a Minab, Iran: 165 morti e 96 feriti, Israele nega coinvolgimento”
    → Soggetto assente, forma impersonale, unica menzione esplicita: la negazione israeliana.

Le parole contano: la forma passiva o impersonale attenua la responsabilità politica e altera la percezione della sproporzione dei fatti. La simmetria artificiale costruisce la narrazione prima ancora che l’opinione. Non sono differenze stilistiche neutre, ma scelte, costruzioni narrative.

⬛🟩 Cisgiordania e Gaza: escalation quotidiana e impunità censurate dalla stampa

Nella Cisgiordania occupata, la violenza contro i palestinesi continua a livelli allarmanti: gli attacchi di orde di coloni armati — e spesso con la complicità o la presenza delle forze di sicurezza — hanno incluso aggressioni fisiche, incendi, danneggiamenti di proprietà e sequestro di terre, con ripercussioni pesanti sulle comunità locali e sulle loro risorse agricole.

Secondo il rapporto di febbraio della Wall & Settlement Resistance Commission, sono stati documentati 1.965 attacchi e violazioni contro palestinesi e i loro beni da parte delle forze di occupazione israeliane (1.454) e dei coloni (511), inclusi assalti, incendi, sequestro di proprietà e demolizioni di strutture.

Questi fatti si inseriscono in un quadro più ampio, mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sulla guerra a Gaza, dove la popolazione lotta per la sopravvivenza in condizioni di paura e precarietà sempre più drammatiche a causa di valichi di frontiera sigillati e carenza di carburante per servizi vitali.

🟧 Censure Politiche: il DDL italiano contro l’antisemitismo

Questa settimana il Senato italiano ha approvato il disegno di legge per il contrasto dell’antisemitismo. Nel testo è richiamata la controversa definizione operativa formulata da un organo privato: l’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Alcune forze politiche e parte del mondo accademico la considerano generica e ambigua, in particolare nei passaggi che includono esempi relativi allo Stato di Israele. La controversia non è la lotta all’odio, ma la formulazione ambigua che rischia di confondere critica politica documentata con odio etnico o religioso.

Il risultato? Il dissenso diventa pericoloso, la discussione politica si restringe, la censura funziona per sostituzione e ambiguità, più che per divieti espliciti. Non serve vietare una manifestazione: basta creare incertezza sulle conseguenze. Così la presunta lotta all’antisemitismo diventa, anche indirettamente, uno strumento di repressione e compressione del dissenso politico.

🟨 ABBECEDARIO ETICO. Il linguaggio come campo di battaglia

Un progetto originale di Alessandra MAF Filippi per e con Local March for Gaza.

C come Censura

Definizione
Secondo la Treccani, “la censura è una forma di controllo sociale che limita la libertà di espressione e di accesso all’informazione, basata sul principio secondo cui determinate informazioni e le idee e le opinioni da esse generate possono minare la stabilità dell’ordine sociale, politico e morale vigente”.
Non è solo divieto esplicito: è controllo delle parole, selezione dei fatti, gerarchia delle responsabilità.

Perché è importante conoscerla
Chi controlla il linguaggio orienta la percezione. Le parole non descrivono soltanto la realtà: la costruiscono.

Come funziona
Non agisce più per sottrazione, ma per sostituzione: un massacro diventa “operazione di sicurezza”, un muro “barriera difensiva”, la colonizzazione “insediamento”. È un lavaggio semantico.

Il Global Language Dictionary del “The Israel Project”
Manuale in circolazione dal 2009, redatto da esperti di comunicazione israeliani e destinato a politici, giornalisti e opinion maker, insegna a parlare di Israele in modo da condizionare l’opinione pubblica occidentale. Non si tratta di opinioni, ma di tecniche di persuasione precise, modulate sulla base del pubblico, americano o europeo. Consiste nel sostituire termini, distorcere contesti, rendere accettabile l’inaccettabile.

I social e il filtro algoritmico
Le piattaforme non sono neutre: gli algoritmi stabiliscono cosa rendere visibile e cosa limitare. Moderazione automatizzata, segnalazioni coordinate e shadow banning possono ridurre la diffusione di contenuti documentari, mentre altri messaggi restano pienamente amplificati. Ciò che non circola scompare dal dibattito.

Hasbara: cos’è e come si smaschera
Hasbara in ebraico significa “spiegazione”. In pratica è la macchina di propaganda israeliana: una rete organizzata, finanziata con centinaia di milioni di dollari, che produce, diffonde e difende la narrazione ufficiale, usando migliaia di volontari e account falsi allo scopo di censurare e soffocare la verità sommergendola di manipolazioni. Smascherarla significa riconoscere pattern ricorrenti, argomenti prefabbricati e contraddizioni sistematiche:

  • Non accettare mai le parole altrui senza verificarne il contenuto.
  • Confronta sempre le fonti ufficiali con quelle indipendenti e locali.
  • Riporta i termini al loro significato originario: genocidio, colonizzazione, apartheid non sono opinioni ma categorie giuridiche.

Piccolo glossario della censura linguistica
(parola manipolata → parola reale)

  • Conflitto → Occupazione militare
  • Scontri → Repressione armata contro civili disarmati
  • Atto terroristico → Resistenza contro il colonialismo
  • Operazione mirata → Bombardamento su aree civili
  • Barriera di sicurezza → Muro di apartheid
  • Residenti / pionieri → Coloni illegali
  • Disputa territoriale → Colonizzazione pianificata
  • Equilibrio delle parti → Asimmetria brutale di potere
  • Pace → Mantenimento dello status quo
  • Tragedia umanitaria → Genocidio

Esempi di slittamento semantico nel dibattito pubblico

  • Critica al governo israeliano → “Delegittimazione di Israele”
  • Denuncia dell’occupazione → “Ostilità verso lo Stato ebraico”
  • Boicottaggio economico → “Discriminazione antisemita”
  • Richiamo al diritto internazionale → “Attacco all’esistenza di Israele”
  • Solidarietà alla Palestina → “Posizione estremista”

Quando il linguaggio si carica di sospetto preventivo, la discussione smette di essere politica e diventa morale. E quando diventa morale, il dissenso diventa colpa.

Azioni pratiche suggerite:

  • Leggere sempre i titoli chiedendosi: chi è il soggetto della frase?
  • Distinguere tra forma attiva e passiva.
  • Verificare se la responsabilità è attribuita o sospesa.
  • Confrontare titoli di diverse testate sullo stesso evento.
  • Non confondere critica politica documentata con odio etnico o religioso.

🟩 Carovana del Rojava – People’s Caravan

Il Kurdistan siriano e la Confederazione democratica del Rojava sono apertamente sotto attacco dal 6 gennaio. I curdi di Aleppo sono stati costretti a evacuare, a Kobane manca l’elettricità e l’università è diventata un rifugio per gli sfollati. A fine gennaio una mobilitazione internazionale ha portato alla creazione di un movimento, The People’s Caravan, composto da persone provenienti da diversi Paesi europei, partito verso la Siria e la zona di Kobane per portare attenzione sulla situazione. Durante il viaggio molti attivisti sono stati fermati e arrestati dall’esercito turco, altri sono riusciti ad arrivare a Suruç, cittadina turca al confine siriano, a pochi chilometri da Kobane. Ne abbiamo scritto qui: https://www.localmarchforgaza.it/fermata-la-peoples-carvan-per-il-rojava/.

⚓ AVVISI AI NAVIGANTI
🟪 Sovranità digitale a Lione
La città francese migra dai software Microsoft verso alternative open-source, per controllo dei dati e riduzione della dipendenza dai colossi del web.

🟪 Africa verso una rete sovrana
Diversi Paesi africani progettano una rete continentale indipendente, per proteggere i dati e favorire uno sviluppo tecnologico completamente autonomo.

🟦 Rotta corsara
Ogni parola è un campo di battaglia. Ogni titolo, un messaggio politico travestito da informazione neutra. L’informazione che scegliamo di leggere e condividere forma la nostra percezione del mondo, e spesso la manipola senza che ce ne accorgiamo.
In questa newsletter abbiamo tracciato percorsi tra guerre preventive, censura semantica, strategie digitali di sovranità e resistenze quotidiane. Ora tocca a te navigare: verificare, confrontare, approfondire. Non basta leggere: diventa corsaro della verità.

🎨 ATLANTE CROMATICO
🟩 Palestina / identità / resistenza
🟥 Bullismo, intimidazione, abuso di forza
🟧 Propaganda, ipocrisia, diritti umani selettivi
🟨 Linguaggio, parole manipolate
🟫 Colonialismo, terra come bottino
⬛ Violenza, repressione, dittatura
🟪 Connessione sistemica, nuove strade e visioni
🟦 Chiusura corsara, rotta, orizzonte

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