di Daniela Segato
Essere donna e appartenere a un gruppo denominato Donne in Cammino per La Pace, organizzare una Local March for Gaza.
Camminare insieme per esprimere un messaggio di pace attraversando sentieri, strade e paesi, rendersi quindi visibili ad altri, chiedere di essere accolte e ascoltate, accogliere e ascoltare, creare un clima, argomentare.
Che significato ha una Local March for Gaza di Donne in Cammino per la Pace? E’ qualcosa di speciale o diverso dalle altre esperienze? E se sì in cosa è speciale?
Cominciamo a dire che è speciale l’esperienza delle Local March: mettersi in cammino significa realmente e metaforicamente muoversi verso l’altro, non rimanere statici in una posizione, spostarsi dalla propria zona di confort, trovarsi in territori altrui… e quindi capire quali sono le logiche di un gioco nuovo, chi contattare, a quali soggetti chiedere di aprire la porta e come rapportarsi.
Già solo questo, ancora prima di mettere in campo qualunque tema, è un messaggio di una forza inaspettata: sono qui, vengo da te perché sei importante, mi interessa incontrarti e parlarti.
E questa è la Local March che ormai conosciamo, nata in territorio biellese ma ormai diventata esperienza nazionale. Il tema sono i diritti umani a partire dal più basilare di tutti, quello alla vita…. e quindi viene detto con forza NO all’orrore del genocidio a Gaza, alla colonizzazione della Cisgiordania e di Gerusalemme est, alle oltre 50 guerre in corso, alla inazione e complicità dell’Italia. Si propone ai partecipanti di agire camminando e apponendo la propria firma in calce ad una petizione che richiede alle autorità italiane di intervenire.
Chi sono le Donne in Cammino per La Pace?
Sono donne che si ispirano alle donne di Women Wage Peace (associazione israeliana nata nel 2014 ) e Women of the Sun (Associazione palestinese nata nel 2021). Lottano da sempre per spingere verso una soluzione diplomatica e non violenta del conflitto israelo palestinese esigendo che le donne siano parte attiva nei tavoli delle trattative internazionali di pace.
Coraggiosamente dopo il dramma del 7 ottobre 2023 lanciarono un appello ai propri governanti e a tutte le donne e gli uomini di pace del mondo per chiedere con forza di evitare il baratro, la barbarie e l’esasperazione del conflitto. Lo fecero mettendosi in cammino le une verso le altre e poi insieme: questo è stato il loro piccolo gesto rivoluzionario per dimostrare, laddove animi e posizioni tra i due popoli erano esasperati e mai come prima polarizzati, che si riconoscevano reciprocamente, che stare insieme era possibile!
Ancora loro sono le promotrici della “Barefoot Walk: Mothers’ call for peace” marcia a piedi nudi, silenziosa, che ha avuto luogo a Roma lo scorso 24 marzo per continuare il cammino e per chiedere la pace tra i due popoli dopo decenni di fallimenti.
Il loro appello, lanciato all’indomani del 7 ottobre, fu subito raccolto da gruppi di donne soprattutto italiane che in diverse città, tra cui Biella, continuano a lanciarlo, in silenzio, vestite di nero, con una fascetta bianca al braccio ed esponendo sul proprio corpo le lettere che compongono la scritta “cessate il fuoco”.
Ecco allora il felice incontro e connubio: esperienze mosse dalla stessa idea che occorra muoversi, spostarsi dalle proprie posizioni, incontrare l’altro e coinvolgerlo per provare a scuotere coscienze assonnate e diventare massa critica per cambiare.
Abbiamo come Donne in Cammino per la Pace organizzato, in modo molto naturale, sentendoci a casa, la nostra prima Local March for Gaza dal paese di Casapinta al paese di Masserano e ritorno. Circa 90 i partecipanti, due Amministrazioni disponibili ad accoglierci, volontari della Proloco di Casapinta e della Biblioteca di Masserano coinvolti. Tra tante persone abbiamo parlato di Pace, del genocidio ancora in corso a Gaza, dell’avanzata violenta dei coloni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, di atrocità e crudeltà nei confronti delle popolazioni violate da questo conflitto e da tante altre guerre, del silenzio e delle complicità italiana, europea e mondiale, del diritto del più forte che sta soppiantando la forza del diritto.
Continuiamo anche in queste pagine a lanciare il nostro appello e per farlo prendiamo in prestito le parole con cui il Sindaco del Comune di Casapinta ci ha accolto:
È davvero così difficile parlare di pace?
La parola più semplice la gridano i popoli sotto le bombe:
BASTA!
BASTA mandare figli, mariti, padri a morire.
BASTA fuggire da case distrutte.
BASTA bambini che piangono perché non hanno più una stanza, un gioco, un luogo sicuro.
BASTA.
Tutto il resto sono parole vuote.
Sono interessi mascherati.
Sono calcoli di potere che trasformano le persone in numeri, in macerie, in silenzio.
Che sia Gaza, Ucraina, Iran o qualsiasi altro luogo,
il risultato è sempre lo stesso:
vite spezzate.
Chi decide la guerra non sente il rumore delle bombe da vicino.
Non respira la polvere.
Non guarda negli occhi chi perde tutto.
Chi dichiara guerra non scende in trincea
Chi dichiara guerra crea assassini, chiamati a uccidere altri uomini.
E allora diciamolo forte:
la guerra non è inevitabile. È una scelta.
E ogni scelta ha una responsabilità.
La storia ci avverte:
la guerra non resta ferma, si allarga, cresce, divora.
Succede sempre. È già successo.
Per questo siete qui.
Perché il silenzio è complicità.
Perché la pace ha bisogno di voce.
Della nostra voce.
Non smettiamo di crederci.
Non smettiamo di dirlo.
Non smettiamo di pretendere un futuro diverso.
Avrei voluto parlarvi direttamente dal mio cuore.. ma di cuore vi ringrazio per la realizzazione e la partecipazione a questa marcia per la pace.
BASTA guerre! diciamolo forte!

