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Oltre il teatrino delle condanne: la trappola della violenza e il volto della repressione

localmarchforgaza, 1 Febbraio, 20262 Febbraio, 2026

In questi giorni tutti i media hanno mandato le immagini di un poliziotto a terra, picchiato con intenzione da un gruppo di giovani dopo la partecipatissima manifestazione per Askatasuna a Torino. Evidentemente non ci sono giustificazioni a una reazione violenta di questo tipo da parte dei giovani mascherati. Una reazione che non ha alcun senso politico, da qualunque prospettiva la si veda. È un atto di violenza in primo luogo contro una persona e, in secondo luogo, contro le 50.000 persone convenute a Torino in difesa di Askatasuna.

È già iniziato il solito stucchevole teatrino di condanne bipartisan, di abiure e distinguo, che si ripetono ogni volta che questi episodi si verificano.

Siamo convinti che, invece, qualcosa di diverso stia avvenendo.

Non è stata mai così forte ed esplicita la giustificazione dell’assassinio attraverso tutti i media. Ci riferiamo alla propaganda che giustifica il genocidio a Gaza. Il governo israeliano ha appena ammesso di aver ucciso almeno 71.000 palestinesi a Gaza. Un’ammissione che non svela niente di nuovo, a parte la certezza dell’impunità.

È evidente che tutti i governi occidentali — che sostengono non solo l’aggressione di Israele, ma tutti i conflitti armati con cui possono alimentare il sistema ingiusto e suicida che va sotto il nome di capitalismo — temono fortemente tutte le forme di dissidenza e contestazione. Per questo si stanno scagliando contro le manifestazioni di dissenso in un modo che da tempo non vedevamo.

Possiamo citare la sequenza di provvedimenti liberticidi che si stanno moltiplicando in molti paesi cosiddetti democratici, ma ci limitiamo a quelli nostrani. Ci riferiamo in particolare al cosiddetto Ddl Sicurezza che introduce misure senza precedenti per reprimere i movimenti, come l’introduzione del reato di rivolta anche per chi attua una resistenza nonviolenta e la trasformazione del blocco stradale da illecito amministrativo a reato penale. O potremmo citare la censura, non vi è altro termine per definirla, promossa in Senato che equipara qualunque critica al governo d’Israele e/o al Sionismo a una forma di antisemitsmo.

Di fronte a questa situazione la scelta della nonviolenza è per noi l’unica possibile, non solo per motivi etici, ma anche per la sproporzione di mezzi e di controllo tecnologico tra chi ha il potere e chi non ce l’ha.

La violenza in piazza oggi non è che il riflesso della violenza strutturale dei governi, ma usarla significa cadere in una trappola: fornire lo schermo perfetto per l’applicazione di queste leggi draconiane.

Ci attendono tempi in cui ogni errore costerà in modo sproporzionato a tutti coloro che lottano per uscire dal vicolo cieco in cui le forze finanziarie e politiche ci hanno portato. Dobbiamo restare calmi e ponderare le nostre azioni.

E sappiamo che camminare aiuta a fare chiarezza in noi e negli altri.

La nostra forza é nella coerenza, nella partecipazione collettiva, negli anticorpi alla brutalitá che contestiamo.
Noi siamo i nostri passi e insieme siamo come la marea: una forza inesorabile.

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