Esistono momenti in cui il silenzio smette di essere neutro e diventa un ingranaggio della macchina, mentre l’apatia si trasforma in un muro di cemento. Mettersi al collo un cartello e manifestare non è un esercizio di retorica, ma una forma di lotta necessaria per rivendicare il diritto elementare di esistere e resistere. La scelta del camminare è la nostra bussola: un’azione paradossale, apparentemente fragile, che ha la forza di svelare la realtà brutale dell’apparato bellico.
Mentre i potenti giocano la loro partita sulla pelle dei popoli, noi recuperiamo la nostra forza passo dopo passo. Il cammino si trasforma in un gesto politico concreto, capace di scardinare la rassegnazione e di costruire, un chilometro alla volta, quell’orizzonte di giustizia che ci viene negato.
Perché usare il proprio corpo – camminando o presidiando – per manifestare il proprio dissenso, come fanno da mesi e da anni gli attivisti che hanno dato vita a presidi permanenti in moltissime città italiane, è doppiamente significativo, perché avviene in un periodo storico in cui il silenzio omertoso è la regola e siamo spinti a rinunciare alle relazioni “reali” – sia con le persone che con il nostro ambiente di vita – per ridurci in cattività nelle nostre aule, uffici, case, schermi.
Oggi, venerdì 17 aprile 2026, è la Giornata Internazionale di Solidarietà ai Prigionieri Palestinesi e inizia un fine settimana di azioni globali per fermare il piano di esecuzione degli ostaggi palestinesi, dopo che la Knesset, il 30 Marzo scorso (nel giorno della terra palestinese), ha legalizzato l’uccisione per impiccagione di 9446 ostaggi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane. Non abituiamoci all’orrore, manifestiamoci.
Quindi prepariamo un cartello, mettiamocelo al collo, usciamo in strada e andiamo incontro a chi non vuole essere indifferente, anzi vuole fare la differenza.
🟩 ⬛ Palestine Action
Per questo siamo a fianco degli attivisti di Palestine Action, arrestati in massa durante un sit-in silenzioso a Londra. I cartelli che si erano appesi al collo comunicavano una presa di posizione inaccettabile : “I oppose genocide”. Dal 5 luglio 2025 infatti, esporre simboli o sostenere Palestine Action può costare fino a 14 anni di carcere ai sensi del Terrorism Act. Tra i 523 arrestati il più giovane ha 18 anni, il più anziano 97, tra loro erano presenti disabili. Al punto che un ex capo della Metropolitan Police ha ammesso che l’arresto di manifestanti pacifici crea un’immagine della polizia “ardua da gestire”. Lo scorso 11 aprile in Cornovaglia la polizia locale si è rifiutata di intervenire per un sit-in simile, speriamo possa essere presa ad esempio dalla polizia della capitale e dell’intero Paese. Per conoscere la realtà di chi smantella le infrastrutture belliche che alimentano il genocidio a Gaza, consigliamo il documentario:🎬 “To Kill a War Machine” (2025) di Rainbow Collective. Filmati in tempo reale mostrano l’audacia della resistenza contro la macchina bellica.
🟩 La voce della Spagna, il silenzio dell’Europa
Denunciando le violazioni del diritto internazionale a Gaza e chiedendo una revisione degli accordi tra Unione Europea e Israele, Pedro Sanchez è stato accusato da Benjamin Netanyahu di minacciare Israele, definendo le sue parole “una minaccia genocida” e dichiarando che “non ci sarà mai uno Stato palestinese”. “La Spagna ha diffamato i nostri soldati, l’esercito più morale del mondo. Ne pagherà le conseguenze”. Non è una dichiarazione. È una minaccia. Un linguaggio che non appartiene al lessico delle relazioni internazionali tra Stati democratici, ma a quello dell’intimidazione e che richiama più un codice mafioso che una dialettica diplomatica: colpire chi devia, per ammonire tutti gli altri. In un momento così grave, Sánchez rappresenta la voce della ragione e del coraggio. L’Europa dovrebbe seguirlo. 👉 Leggi l’articolo completo: Solidarietà alla Spagna
🟪 La 4a Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
“Chi non sa cosa fare e soffre per la situazione che vive potrà mettersi al collo un cartello e manifestare”, ha spiegato Rafael de la Rubia l’altra sera. Rafael era l’oratore dell’incontro. Attivista spagnolo, figura centrale dell’umanesimo universalista, è il fondatore e il principale promotore della Marcia Mondiale. “Non sai cosa fare? Ti senti bloccato? Bisogna manifestarlo! Partendo dalla propria manifestazione individuale ci si unisce e si trovano azioni da fare insieme”, ha proseguito a spiegare Rafael “Dobbiamo ricordarci che siamo esseri umani, esseri sociali. Chi vuole può essere coinvolto”. Questa quarta edizione si svolgerà tra il 16 settembre e il 4 ottobre 2026. Eravamo all’incontro preparatorio e ne abbiamo scritto: 👉 Leggi l’articolo sull’incontro di Milano per la Marcia Mondiale
🟧 ABBECEDARIO ETICO. Il linguaggio come campo di battaglia Un progetto originale di M. Alessandra Filippi realizzato con e per Local March for Gaza
B come BOICOTTARE Un atto di resistenza che smaschera l’ipocrisia dei mercati e trasforma il consumo in scelta politica. Boicottare significa sottrarre risorse a chi fa profitti sulla violenza, scegliendo di non essere complici. Una parola che rompe l’abitudine, incrina il consenso, espone. Significa sottrarsi a un sistema, a un consumo, a una narrazione. Interrompere flussi economici, simbolici e politici. Perché a volte non basta capire. A volte, serve smettere. Ascolta la nuova puntata del podcast per ritrovare la bussola! 👉 Abbecedario Etico: B come Boicottare
🟪 Camminiamo, navighiamo, presidiamo
Peace Walk to Jerusalem, partita il 1° febbraio 2026 da Finisterre, punta l’orizzonte verso Gerusalemme, dove prevede di arrivare nella primavera del 2027 dopo 8500 km. Lungo la rotta si promuovono musica, poesia e incontri, portando come unico simbolo la bandiera bianca con colomba gialla. Ci si può unire in qualsiasi momento! Qui il form ufficiale per iscriversi (usa il traduttore del browser in alto a destra), sarete invitati in un secondo momento dalla Local March for Gaza che organizza il tratto italiano da Venezia a Trieste (23/24 – 30 Agosto).
Global Sumud Flotilla: settimana di eventi pubblici e mediatici in Sicilia, a Roma e a Bruxelles in vista della partenza della flottiglia umanitaria civile più grande della storia. Mentre le prime imbarcazioni salpano da Barcellona verso Est, accompagnate da Open Arms e dalla Artic Sunrise di Greenpeace, inizia una settimana di mobilitazioni dentro e fuori dall’Italia. Eventi pubblici, appuntamenti per la stampa, incontri istituzionali, iniziative culturali e altro si terranno ad Augusta, Catania, Castellammare del Golfo, Siracusa e Roma (Italia), oltre che a Bruxelles (Belgio). Ad ogni passo, nuove barche e nuovi partecipanti da tutto il mondo si uniranno alla missione. 👉Leggi l’articolo con tutti gli appuntamenti
Freedom Flotilla : “100 Porti – 100 Città”, la campagna cresce
Sono già più di 150 le associazioni e i collettivi che hanno aderito alla campagna nazionale 100 Porti – 100 Città, un percorso itinerante di solidarietà e azione concreta che attraversa l’Italia per portare la questione palestinese nelle piazze, nelle scuole, nei porti e nei consigli comunali. In ogni tappa, co-progettazione con le realtà locali eventi culturali, talk con testimoni diretti, laboratori BDS, percorsi nelle università e proposte di mozioni per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Le battaglie che portiamo in viaggio sono urgenti: sostegno diretto al complesso ospedaliero Al-Awda di Gaza e libertà per i prigionieri palestinesi in Israele e Italia. Per aderire o organizzare una tappa autonoma, compila il modulo su tinyurl.com/centoporti. 👉Ogni giovedì alle 21.15 c’è una call aperta per chi vuole saperne di più.
Local March for Gaza sul cammino del Salento : è un percorso che unisce storia, natura e spiritualità lungo la costa adriatica pugliese, 115km di paesaggi e riflessioni. Tra il 29 aprile e i 4 maggio ci porteremo la Local March For Gaza per dare un valore ancora più profondo all’esperienza del camminare insieme. 👉Info per partecipare
🟦 Rotta corsara
Questa newsletter lo chiede fin dal titolo: usciamo di casa, coltiviamo le relazioni e il pensiero critico, restiamo lucidi e determinati. Camminiamo, occupiamo lo spazio pubblico, rivendichiamo la nostra umanità di fronte alla barbarie di chi ci governa.
Il primo passo è il più difficile, gli altri seguiranno.
Local March for Gaza

