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18|26 Salvate il dottor Hussam Abu Safiya

localmarchforgaza, 16 Luglio, 202616 Luglio, 2026

“Il momento è serio; e ognuno dovrebbe agire come davanti al Giudizio Universale”.

Quando Aldo Capitini scriveva queste parole a Walter Binni, l’11 settembre 1954, non stava cedendo a un misticismo disimpegnato. Al contrario, richiamava alla responsabilità assoluta del singolo di fronte alla Storia, all’urgenza di non considerarsi mai spettatori neutri di fronte all’ingiustizia. Oggi, guardando al collasso umanitario e al vuoto politico che circonda la striscia di Gaza, quel “momento serio” si ripresenta con tutta la sua drammaticità.

Proviamo un senso di nausea e vertigine di fronte alle immagini di Gaza e della sua popolazione, al dott. Abu Safiya, medico pediatra, che sta morendo di torture nelle carceri israeliane insieme ad altre migliaia di palestinesi, o ai contadini della Cisgiordania occupata, lasciati soli di fronte alla furia genocida dei coloni. Ma proprio per questo dobbiamo essere lucidi e determinati.

In nostro aiuto questa settimana avremo il podcast H di Humanitas dell’ “L’Abbecedario etico” di M. Alessandra Filippi. Ve ne consigliamo l’ascolto, specie dove afferma che: “Essere umani non è un dato di partenza. E’ un compito”. È questo l’orizzonte che deve orientare il nostro sguardo, specialmente quando la violenza strutturale dell’occupazione israeliana rischia di essere derubricata a rumore di fondo, o addomesticata da narrazioni consolatorie.

Il recente festival “Re-Imagine Peace” ha riproposto con forza questo cortocircuito. Una quattro giorni di cibo, spiritualità, musica e contestazione che, nell’intenzione degli organizzatori, voleva costruire ponti, ma che ha anche svelato un rischio reale e sistematico: quello della normalizzazione dell’occupazione.

Riconoscere questo rischio significa sollevare una contraddizione profonda. Come si può “re-immaginare” la pace astrattamente, mentre sul terreno i corpi e i diritti di milioni di palestinesi vengono cancellati dall’apartheid e dalle bombe? La pace non è un’esperienza estetica, né una catarsi spirituale da consumare in un contesto protetto. La pace, se non c’è giustizia, diventa lo strumento dei forti per mettere a tacere le rivendicazioni dei deboli.

Su questo punto la nostra posizione è molto vicina a quella espressa dal movimento BDS e formalizzata nella Lettera aperta a Noa. In quel testo si evidenziava come la partecipazione di artisti israeliani — che pur si proclamano “di sinistra” o “per la pace” ma che non rompono esplicitamente con le istituzioni complici dell’occupazione — serva di fatto a ripulire l’immagine internazionale di uno Stato coloniale. Condividiamo questa posizione: non può esserci dialogo simmetrico tra l’oppressore e l’oppresso se prima non si smantellano le strutture dell’oppressione. Invitare al dialogo senza esigere la fine dell’occupazione significa, nei fatti, legittimarla. 

La nonviolenza delle Local March for Gaza non è passività, ma resistenza civile alla normalizzazione della barbarie. Con la riflessione che muove i suoi passi intende smaschere l’ipocrisia vestita da democrazia e progresso dei “rappresentanti della civiltà” occidentale e israeliana. Decostruire i tentativi di pacificazione estetica è per noi un atto di resistenza civile necessario.

⬛ SALVATE IL DOTTOR ABU SAFIYA

Riprendiamo l’articolo di Alessandra Maf Filippi e condividiamo i link alle campagne per la liberazione immediata e incondizionata del dott. Abu Safiya, medico pediatra di Gaza, volto della resistenza della cura, che sta morendo di tortura nelle carceri israeliane.

Dopo un nuovo colloquio con il proprio assistito avvenuto il 2 luglio 2026, il suo avvocato ha riferito che Abu Safiya appare gravemente debilitato, con difficoltà respiratorie, evidenti segni di violenza e un marcato deterioramento fisico. Ma è soprattutto una frase pronunciata dal medico a destare allarme. Dopo essere stato nuovamente trasferito in un altro istituto di detenzione, avrebbe detto al suo legale: «Questa è l’ultima volta che mi vedi. Mi hanno portato qui perché vogliono uccidermi.»

Leggi tutto l’articolo: https://www.ideeinformazione.org/2026/07/08/salvate-il-dottor-hussam-abu-safiya/

Le campagne di Amnesty International e Avaaz sono ancora aperte.

⬛ REPRESSIONE PREVENTIVA

La pena deve essere educativa, dice la Costituzione. E invece è sempre più preventiva, il che vuol dire pre-giudiziale. Torsione grave del diritto per gli adulti, inaccettabile quando viene applicata ai minori. Ne ha scritto l’Osservatorio contro la repressione. E’ il caso di cinque ragazzi di Torino finiti in questo pre-giudizio non solo sociale ma anche processuale.

C’è una storia che racconta meglio di molte altre il clima repressivo che si è abbattuto sulle mobilitazioni per la Palestina in Italia. È la storia di cinque ragazzi di Torino, tutti minorenni all’epoca dei fatti, che da sei mesi vivono sotto il peso di misure cautelari pesantissime per aver partecipato ai cortei contro il genocidio a Gaza. Due di loro sono stati rinchiusi nel carcere minorile Ferrante Aporti, altri tre collocati in comunità e poi sottoposti a misure meno afflittive. Per mesi sono stati privati della libertà prima ancora che il processo entrasse nel merito delle accuse.

Leggi l’articolo completo: https://www.osservatoriorepressione.info/torino-cinque-minorenni-sotto-processo-per-gaza-sei-mesi-di-carcere-e-comunita-prima-del-giudizio/

🟧 NON SI PUO’ SEMINARE PACE CON SEMI AVVELENATI

Artists for Palesine e BDS Italia hanno scritto a NOA, la cantante israeliana, nel merito del RE-IMAGINE PEACE Festival spiegando cosa è la normalizzazione dell’occupazione e come quella manifestazione ne sia una possibile rappresentazione.

Non si può invocare un dialogo quando ci si ostina ad ignorare che nessun dialogo è possibile senza un’assunzione di responsabilità, senza il diritto alla giustizia per ciò che si è subito, senza riconoscere che questa non è una guerra in cui ci sono caduti da una parte e dall’altra, ma una sistematica volontà di annientamento di un popolo attraverso politiche e strategie concepite e messe in atto da più di un secolo. Non si può seminare pace se i semi sono avvelenati e il terreno è stato espropriato con la violenza, sventrato e reso arido.

Leggi la lettera completa: https://bdsitalia.org/index.php/la-campagna-bds/ultime-notizie-bds/3040-lettera-aperta-a-noa

🟨 ABBECEDARIO ETICO : H di Humanitas

Progetto di M. Alessandra Filippi promosso da Local March for Gaza

Dopo la G di Genocidio, la H di Humanitas non poteva che essere una domanda. Che cosa significa riconoscere nell’altro un essere umano come noi?
Per i Romani, humanitas non era semplicemente una condizione biologica. Era un compito. Significava coltivare la propria umanità attraverso la cultura, l’empatia, la capacità di comprendere il dolore altrui e il riconoscimento di una comune fragilità.
La stessa tradizione latina metteva in dialogo homo, l’uomo, humus, la terra, e humilitas, l’umiltà, ricordandoci che nessuno è fatto di una materia diversa. Forse è proprio qui che si nasconde una delle intuizioni più profonde di questa parola. Perché ogni volta che dimentichiamo la nostra comune appartenenza alla terra, diventa più facile negare l’umanità dell’altro. E ogni volta che neghiamo l’umanità dell’altro, il primo passo verso la violenza è già stato compiuto.
In questa nuova puntata dell’Abbecedario etico, dalla Roma antica ai bambini di Gaza, proveremo a rispondere a una domanda antica e radicale: che cosa resta dell’umano durante e, soprattutto, dopo l’abisso?

Un episodio al limite tra prosa e poesia dell’Abbecedario etico di M. Alessandra Filippi. Potete ascoltarlo QUI

🟪RE-IMAGINE PEACE Festival: il punto di vista di alcuni redattori di Pressenza

Pressenza, l’agenzia stampa internazionale nonviolenta con cui collaboriamo, era media partner della manifestazione di Firenze verso la quale Artists for Palestine e BDS Italia hanno espresso forti critiche.

I redattori di Pressenza presenti a Firenze hanno testimoniato i momenti in cui il Festival ha assunto la forma che auspicavano. Ad esempio il secondo giorno è stato proiettato There is Another Way che, usando le parole degli autori,

(…) racconta con immagini anche molto crude la reazione degli attivisti di Combatants for Peace ai fatti del 7 ottobre. Combatants for Peace è una organizzazione di coresistenza formata da palestinesi e israeliani nata 20 anni fa da un gruppo di ex militari israeliani ed ex combattenti palestinesi che hanno scelto la nonviolenza.”

Leggi l’articolo completo: https://www.pressenza.com/it/2026/07/re-imagine-peace-secondo-giorno-israeliani-e-palestinesi-lottano-insieme-contro-loccupazione-la-pulizia-etnica-e-il-genocidio/

🟩OLTRE IL MURO. Dialogo tra due scrittori di origini diverse

Il nostro compagno di passi Muin Masri, autore di Vendesi croce, e Anna Foa, autrice de Il suicidio di Israele, si sono confrontati partendo dalle loro origini e affrontando i crimini dell’occupazione israeliana della Palestina. Ne è uscito un video sincero, senza omissioni né infingimenti.

Lo trovate sul canale YouTube di Liberi Oltre.

🟦 AGGIORNAMENTI PER CHI E’ IN MARCIA

VIVERE SOTTO LE BOMBE. Il quarto report di Sami Abu Omar da Gaza, corrispondente della GSI (Gruppi Solidarietà Internazionale). Guarda il video:

TESTIMONIANZE da un volontario internazionale ISM nella Cisgiordania occupata. Leggi il primo resoconto: https://www.localmarchforgaza.it/1-testimonianze-da-un-volontario-internazionale-nella-cisgiordania-occupata/

🟦 ROTTA CORSARA

Non abbiamo il diritto di stare tranquilli. Davanti al “giudizio universale” della storia recente la nostra risposta all’occupazione può essere una canzone di pace, un cammino o un piatto condiviso, ma è essenziale vegliare che avvenga tra realtà – anche e soprattutto israeliane e palestinesi – che rifiutano la complicità con l’occupazione e il genocidio.

La rotta corsara passa da qui: la marcia continua, un passo alla volta. Imparando facendo, liberandoci insieme. 

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