Siamo sicuri che le manifestazioni siano l’unico mezzo per farci sentire?
Chiediamo permessi per uscire a manifestare e ci muoviamo dentro i confini che hanno stabilito gli stessi poteri che andiamo a contestare.
Le marce attirano le folle certo, ma per un giorno, e l’attenzione dei media svanisce rapidamente. In ogni caso si focalizza sul caos e sui danni e non sulle motivazioni. Quando facciamo grandi manifestazioni esprimiamo quello che non ci piace e solo raramente offriamo una soluzione.
Inoltre, con le attuali leggi possiamo facilmente andare incontro a un crescente svuotamento delle piazze perché chi normalmente partecipa alle manifestazioni non è solo l’attivista di una vita ma anche una persona qualunque, preoccupata di una certa situazione: e quell’individuo che deve arrivare a fine mese, adesso si deve anche preoccupare di pagare 10.000 euro di multa per aver partecipato ad una manifestazione.
I tempi sono cambiati
I movimenti antisistemici dovrebbero agire in sinergia contro l’unico vero avversario che abbiamo, ovvero la concentrazione incontrollata della ricchezza. Dovremmo cercare di ridurre l’accumulo estremo di ricchezza con tutte le misure che esistono già a livello teorico, ma che non vengono implementate per la mancanza della forza politica necessaria per attuarle, a causa del fatto che noi, moltitudine frammentata, abbiamo perso il nostro reale potere sui politici.
Costruire un movimento coerente
Forse è arrivato il momento in cui dovremmo lavorare per costruire un movimento omogeneo e coerente, capace di connettere tutte le nostre lotte (dal cambiamento climatico, al genocidio, alla gentrificazione e così via) all’interno di un unico quadro di rivendicazioni democratiche che possa generare una nuova forza politica.
E poi puntare a uno sciopero generale. Invece di organizzare mille manifestazioni in tutto il territorio italiano in un anno, andrebbe programmato un unico sciopero nazionale, potente e costruito attraverso le relazioni con i vari sindacati, realtà politiche affini e via dicendo – in grado di bloccare tutto in modo sincronizzato e mettere in ginocchio chi ci controlla.
L’Attention Strike: una proposta concreta
Una rete internazionale di attivisti ha uno scopo preciso: chiedere a varie organizzazioni, collettivi e individui di unirsi nella realizzazione di “Attention Strike” – scioperi dell’attenzione.
Uno sciopero dell’attenzione consiste in un’astensione coordinata di una sola giornata dall’uso di una piattaforma Big Tech: lo scopo è quello di sottrarre in massa la nostra attenzione – e di conseguenza ricchezza –, riappropriandoci del nostro potere e riducendo al contempo il loro. Ogni sciopero crea spazi per alternative, eventi, campagne e azioni collettive.
Chiediamo quindi alle organizzazioni di aiutarci smettendo di usare un determinato strumento – per esempio YouTube o X – in un giorno particolare e di diffondere la stessa richiesta di sciopero sulle loro piattaforme. Le date di ogni “sciopero” sono già fissate. Ogni organizzazione che aderisce mantiene la propria autonomia ed è libera di mobilitare le rispettive reti per qualsiasi numero di scioperi.
Ciò significa che, se siete interessati a colpire una sola delle grandi aziende tecnologiche, vi basterà mobilitare la vostra rete in corrispondenza di quella specifica data. In questo modo siamo in grado di mostrare la nostra forza ai grandi delle Big Tech, senza richiedere uno sforzo eccessivo alle persone che vogliono fare qualcosa, ma si sentono impotenti perché intrappolate all’interno di un sistema che ha reso le sue infrastrutture indispensabili.
Un strategia necessaria
È illusorio chiedere alle persone di smettere di usare le infrastrutture del potere da un giorno all’altro, ma chiederlo per un giorno invece è fattibile. Così da un lato si educa poco a poco all’alternativa – ogni sciopero presenta anche quale alternativa si può usare per quel giorno – e dall’altro si chiede uno sforzo talmente piccolo che può portare, nel tempo, al raggiungimento di grandi numeri.
Non possiamo continuare a lottare contro il sistema utilizzando le sue stesse infrastrutture ma non possiamo neanche abbandonarle da un giorno all’altro o chiedere alle persone di farlo.
Che ne pensate?

