Qualche settimana fa abbiamo proposto l’idea di una nuova strategia di attivismo. Si trattava di una serie di Scioperi dell’attenzione, gli “Attention Strike”: un giorno di astensione dall’uso per ogni piattaforma Big Tech.
L’idea, che non appartiene a un gruppo o a un collettivo, è nata dallo scambio tra realtà diverse che hanno voglia di cercare insieme nuovi metodi di lotta.
Lo scorso articolo abbiamo chiuso con una domanda: Che ne pensate?
Non era retorica.
Voleva ricreare invece proprio quello stesso scambio da cui è nata la strategia dell’Attention Strike ciò che è emerso da essa ci ha portato a porci nuove domande.
Cosa è cambiato e perché.
Le domande che ci hanno guidato
Prima di tutto è emerso un dubbio che ci ha obbligato a fermarci: quello molto concreto legato alla coincidenza di date fra lo sciopero generale del 30 ottobre, in cui saremo in piazza a filmare ciò che succede, con lo sciopero dell’attenzione nei confronti di YouTube.
Che fare quindi? Spostare il caricamento dei filmati su un’altra piattaforma, che non avrà di certo la stessa visibilità, sacrificando quindi l’azione in piazza sull’altare della lotta contro la big tech?
Il cane che si morde la coda
Dietro queste domande c’è un problema più profondo, quello di essere intrappolati in un circolo vizioso. Anche se le alternative alle grandi piattaforme esistono, essendo ancora poco frequentate, lì le nostre azioni hanno meno visibilità, perciò, per raggiungere i grandi numeri, ci serve ancora il sistema che vogliamo scardinare.
Un solo giorno di sciopero non peserà finché non siamo moltissimi, ma per diventare moltissimi dobbiamo usare quelle stesse infrastrutture.
Da questa constatazione ci sono arrivati altri interrogativi:
Perché nemmeno noi attivisti abbiamo lasciato Instagram quando è nata Upscrolled? Forse perché restare significa non rinunciare a raggiungere anche chi non è un’attivista? Ma significa anche combattere ogni giorno contro gli algoritmi, nella speranza di uscire dalla nostra bolla e quindi, ne vale davvero la pena? Dobbiamo davvero “svegliare” tutti?
La storia dei movimenti per i diritti civili mostra che il cambiamento è quasi sempre partito da una minoranza organizzata e noi quella minoranza ce l’abbiamo. Quello che ci manca invece è l’organizzazione, che stiamo cercando di costruire proprio grazie agli strumenti del potere contro cui lottiamo.
E poi c’è anche il punto più dolente, quello che ogni volta che lo tocchi rischi l’accusa di alto tradimento: una parte dell’attivismo, soprattutto dopo il 2025, è diventata anche performance, e ricerca di attenzione e visibilità. Il rischio riguarda tutti noi, e chi vive di quella visibilità fatica a rinunciare alle piattaforme che la garantiscono.
Che fare?
Abbiamo riformulato la strategia concentrando tutto su un unico Attention Strike il 27 novembre, nel Buy Nothing Day.
Il Buy Nothing Day è già una giornata riconosciuta a livello internazionale contro il consumismo e l’eccesso di acquisti. Agganciarci a lei ci permette di portare le Big Tech dentro la discussione sulle scelte di consumo: quel giorno non compriamo nulla e non regaliamo la nostra attenzione a nessuna piattaforma, tutte insieme.
Un obiettivo solo, una data sola, un messaggio chiaro. E nulla vieta, anzi, di affiancarlo a presidi, cortei e incontri dal vivo.
Un’occasione concreta: il Linux Day di questo fine settimana
Mentre ragioniamo su come costruire l’alternativa, vale la pena ricordare che questo fine settimana (sabato 24 ottobre) si terrà il Linux Day, la principale manifestazione italiana dedicata al software libero, alla cultura aperta e alla condivisione, con decine di eventi ed incontri diffusi in tutta Italia.
Perché il Linux Day è cruciale e cosa c’entra con il Buy Nothing Day e l’Attention Strike?
Il Buy Nothing Day ci invita a non comprare merci e a rifiutare la logica consumistica del “compro, dunque sono”. Il software proprietario delle Big Tech fa esattamente la stessa cosa nel mondo digitale: ci tratta come consumatori passivi di prodotti chiusi, di cui non possediamo nulla e di cui siamo il vero prodotto. Il software libero (come Linux) è l’incarnazione pratica del Buy Nothing Day applicato alla tecnologia: un bene comune digitale che si può studiare, modificare e condividere senza sottostare a monopoli commerciali o estrazione di dati personali.
Parlare di boicottaggio delle Big Tech è impossibile se non sappiamo con cosa rimpiazzarle nella vita di tutti i giorni. Il Linux Day e le comunità che lo animano offrono da anni la risposta concreta a questo problema, mostrando che sistemi operativi, browser, strumenti di scrittura e server indipendenti e non controllati dai giganti della Silicon Valley esistono già, sono gratuiti e funzionano.
Vivere lo sciopero del 27 novembre e l’avvicinamento al Buy Nothing Day significa anche frequentare questi spazi, sostenere chi sviluppa tecnologie libere e liberarsi dall’idea di non poter fare a meno delle infrastrutture del potere.
Il tempo che ci separa dallo sciopero
Da qui al 27 novembre useremo il tempo per far conoscere la data e spiegare perché vale la pena scioperare contro le Big Tech; pubblicare liste di alternative tecnologiche a cui spostarsi; preparare la società civile e le persone comuni a un boicottaggio collettivo.
Dopo lo sciopero digitale, ci si vede dal vivo
A Londra si sta organizzando un evento per quella data, per ritrovarsi fisicamente dopo aver scioperato online. Arriveranno altri dettagli, e sarebbe bello coinvolgere più persone possibile e riuscire a ripetere lo stesso evento in altre città d’Europa.
Questa è una proposta, non una decisione
Non pensiamo che questa sia la risposta a tutto, e non vogliamo presentarvela a cose fatte. Ci sono domande che restano aperte, e vorremmo affrontarle insieme:
– Un solo sciopero, legato al Buy Nothing Day, vi sembra la strada giusta, o ne vedete una migliore?
– Come può lo sciopero dell’attenzione stare accanto alla piazza e rafforzarla, invece di sembrare un’alternativa?
– Come dovrebbe cambiare il nostro modo di organizzarci per non dipendere dagli strumenti che contestiamo?
– Se vi va di partecipare, o di coinvolgere la vostra realtà, cosa vi servirebbe per farlo?
Scriveteci
È davvero una richiesta, e non retorica.
Non c’è un noi e un loro: c’è un insieme di persone che cerca, con strumenti e sensibilità diverse, di cambiare le cose. Se passiamo il tempo a smontarci a vicenda per stabilire chi ha la strategia giusta, il nostro avversario ringrazia. E nessuno di noi, nemmeno chi scrive, ha la risposta giusta già in tasca.Lasciate un commento a questo articolo, ci servirà per formare una strategia

