Sulle orme dei briganti abruzzesi, tra la Val de Varri, la Valle del Salto e le pendici del Monte Velino. Un anello di meraviglie che parte e arriva a Sante Marie, uno dei borghi autentici d’Italia, che il prossimo 24 agosto sarà teatro di una delle tappe della «March for Gaza»
La montagna lo fa. Un mantra sussurrato, inciso nel silenzio che avvolge queste terre antiche. Mi ha accompagnata fino a Sante Marie, e sul Cammino dei Briganti, nella cuore della Marsica, in Abruzzo, tra i crinali che separano la valle dal rumore del mondo. Qui, a pochi chilometri da Tagliacozzo — gioiello medievale che da solo merita il viaggio — il tempo sembra rallentato. Le montagne scolpite dal vento si alternano a boschi che ondeggiano come un mare verde e selvaggio, e i paesi, aggrappati ai crinali come grappoli d’uva, sono fatti di pietra chiara, costruiti con mani pazienti e dure.
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La Marsica che resiste
È un mondo a parte, lontano dai circuiti turistici di massa, un equilibrio fragile tra abbandono e rinascita. Qui la parola «montagna» non è solo un toponimo, ma un’identità forte, uno spirito da difendere, un’eredità che resiste. Una terra ruvida e dolce, come i suoi abitanti: non seducono, non corteggiano, ti accolgono senza moine.
A Sante Marie sono arrivata per un suggerimento lungo la strada, accolta da una famiglia che mi ha aperto le porte della sua casa con vista mozzafiato su un orizzonte libero, punteggiato di montagne in fuga, mi sono immersa nella frenetica vita estiva del borgo: tre giorni di Briganti film festival, un festival nazionale del cortometraggio organizzato da ORO Studios, concerti, escursioni, letture, laboratori e tanta vita di comunità. Mi sono sentita subito a casa, parte anch’io di questa grande famiglia, perché qui in fondo in fondo sono tutti parenti. Immergersi è il modo migliore per scoprire la linfa che scorre da queste parti, soprattutto uno dei progetti che negli ultimi anni ha fatto la differenza: i Cammini, una rete di percorsi a passo d’uomo che ha trasformato la montagna da zavorra demografica a risorsa culturale ed economica.

L’uomo che non voleva fare il sindaco
A raccontarmi questa trasformazione non è un politico navigato, ma un uomo che mai avrebbe pensato di fare il sindaco. Lorenzo Berardinetti, è un visionario ostinato, con i piedi per terra. Mentre mi racconta come e perché tutto questo è stato possibile non manca di ricordare quali siano oggi, nonostante tutto, i rischi concreti che la montagna corre. Perché, se da un lato iniziative come questa generano nuova vita, dall’altro lo Stato centrale sembra invece ancora ignorare, o peggio soffocare, chi queste terre continua a volerle abitare. «A 31 anni mi hanno chiesto di candidarmi per guidare il paese. Io, che alle magistrali parlavo così poco da sembrare muto, agli inizi del mandato avevo il batticuore a ogni consiglio comunale». È nel 1994 che sogna un albergo diffuso, una rete di cammini, una rinascita lenta e ostinata del suo paese. «Abbiamo piantato semi: ambientali, culturali, imprenditoriali. E oggi finalmente germogliano».

La montagna abbandonata
Nel marzo 2025 il governo Meloni ha pubblicato il nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (P-SNAI). A pagina 45, una frase ha fatto sobbalzare i sindaci dei piccoli comuni: «Accompagnamento in un percorso di declino irreversibile». Tradotto: per i centri sotto i 5.000 abitanti non si prevede più sviluppo, ma una lenta eutanasia amministrativa. Come se vivere in montagna fosse un errore da correggere, non una risorsa da custodire. «È una contraddizione incredibile», commenta Berardinetti. «Prima ci promettono supporto, poi nei fatti ci condannano all’estinzione. Se non garantisci trasporti, scuola, sanità, condanni le persone ad andarsene. Tre anni fa si fermavano otto treni al giorno a Sante Marie. Ora uno solo. Uno. Eppure, il Cammino dei Briganti porta qui migliaia di escursionisti da tutta Europa, molti in treno, anche con le bici. Ma chi arriva a Tagliacozzo deve farsi sei chilometri a piedi per raggiungerci. Inaccettabile». Il punto è tutto lì: nei servizi. «Se vuoi che la gente resti, devi garantirglieli. Non basta il folklore, non bastano i cammini. Ci vuole una visione. E il governo, oggi, non ce l’ha».

Il Cammino dei Briganti
Nato nel 2016 il Cammino dei Briganti, è stato un percorso lungo, anche di grande cambiamento culturale. Oggi i posti letto sono triplicati, sono nate cooperative, B&B, ostelli, ed esiste un indotto di quasi 3 milioni di euro l’anno. Giovani che restano, camminatori che arrivano, comunità che si trasformano.

Sette giorni a piedi, tra gli 800 e i 1300 metri di quota, lungo un antico confine: oggi tra Abruzzo e Lazio, ieri tra Stato Pontificio e Regno Borbonico. Il Cammino dei Briganti si snoda tra la Marsica e il Cicolano, da Sante Marie (AQ) in un anello che tocca paesi, boschi e montagne segnati dalla memoria della resistenza contadina. I briganti che lo abitavano non erano delinquenti, ma ribelli al nuovo Regno d’Italia: ex soldati borbonici, renitenti alla leva, poveri contadini costretti alla clandestinità. Spiriti liberi, spesso violenti, che vissero in bilico tra sopravvivenza e rivolta. Oggi quel paesaggio diventa un cammino tracciato, accessibile a tutti, con strutture d’accoglienza o possibilità di bivacco, da percorrere per intero o a tappe.
Articolo originale: https://www.vanityfair.it/article/cammino-dei-briganti-abruzzo-sante-marie

