localmarchforgaza, 30 Aprile, 2026
Quasi un anno fa abbiamo conosciuto Piera, una donna che, pur con difficoltà nel camminare, ha voluto partecipare con determinazione alla prima Local March for Gaza. Intervistata da Alberto nel nostro video, Piera scelse di citare Gaber per ricordarci che “Libertà è partecipazione”. Piera ci ha lasciato ormai sei mesi fa, ma la sua testimonianza sopravvive e si rinforza a ogni nostro passo. Lo abbiamo visto chiaramente nelle piazze del 25 aprile. Mentre i media tradizionali si concentravano sui singoli episodi di clamore, la vera notizia sarebbe stata la partecipazione di massa a una ricorrenza che alcuni vorrebbero considerare superata. Non lo è, perché non abbiamo ancora chiuso i conti con i fascismi. Nel 1943, giovani e giovanissimi rischiarono la fucilazione prendendo la via delle montagne per disertare la Repubblica di Salò. Fecero la loro scelta tra asservimento e libertà. Il fascismo lo abbiamo inventato in Italia, ma da allora si è manifestato in molteplici forme in tutto il mondo, nutrito da nazionalismo spinto, culto della violenza e amore per la guerra, il tutto servito da una propaganda che confonde e asservisce. Oggi, mentre arrivano notizie sull’abbordaggio da parte di navi militari israeliane della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, ci troviamo a denunciare ancora una volta l’abuso della violenza e l’impunità di chi la esercita, come ai tempi del fascismo. In queste circostanze, il messaggio di Piera, “Libertà è partecipazione”, suona oggi più che mai come un invito ad agire, a non restare spettatori di una tragedia che riguarda tutti noi. Guardiamo con speranza ai giovani che marciano al nostro fianco contro il genocidio e l’Apartheid in Palestina. Come diceva Piera: “Dai Vespri siciliani fino a qua, quanta gente è morta per la Libertà. I popoli hanno bisogno della loro libertà”. 👉Guarda il video:L’intervista a Piera
Partecipiamo alla mobilitazione generale per chiedere la protezione della Flotilla e la fine del genocidio in Palestina. Oggi 30 aprile alle ore 18:00 in moltissime piazze d’Italia.
🟪 Oltre il buio della bandiera
Che rabbia, che invidia, che sfortuna avere quasi gli stessi colori delle altre bandiere, tranne per quella striscia di nero che segna duemila anni di lutto. Che rabbia, che invidia, che sfortuna, tutti festeggiano una ricorrenza: la Liberazione, l’Indipendenza, la Costituzione, l’Unità. Tu, invece, commemori l’ultima intifada, l’ultimo razzo, l’ultimo insediamento, l’ultima invasione, l’ultimo funerale, l’ultima spartizione, l’ultima tregua; l’ennesimo processo di pace che sa di beffa.
Estratto di un pezzo di Muin Masri, scrittore palestinese che vive a Ivrea, scritto il 25 aprile come augurio agli “amici, compagni e gente fortunata” in Italia per la Festa della Liberazione. Un invito a non restare intrappolati nei vecchi schemi, a condividere lo stesso cielo e la stessa terra, ad andare oltre il buio della bandiara. 👉Leggi tutto: https://www.localmarchforgaza.it/oltre-il-buio-della-bandiera/
⬛ La Liberazione è divisiva (se sei fascista)
Il discorso di Goebbels a Berlino, nel 1943, è stato una delle più spaventose prestazioni retoriche del XX secolo, un esempio perfetto della propaganda nazista e della propaganda in generale. Il 18 febbraio 1943 Joseph Goebbels, il ministro nazista della Propaganda, tenne presso il Palazzo dello sport di Berlino il suo discorso più famoso, imperniato sul concetto di “Guerra totale” , un tema oggi di estrema attualità. Goebbels rivolse a una folla oceanica la domanda che portò la Germania nazista alla sconfitta finale, nonché alla sua autodistruzione: “Volete la guerra totale? Se necessario, volete una guerra più totale e radicale di quanto mai oggi possiamo neppure immaginare?” Il pubblico reagì con giubilo ed entusiasmo e rispose di sì.
Estratto del discorso di Olmo Losca a Lace, piccola frazione sulla Serra d’Ivrea, dove da 81 anni Biellesi e Eporediesi si ritrovano per celebrare il 25 aprile. Un’analisi sulla propaganda utilizzata per manipolare le masse, su come identificare i tratti distintivi del fascismo e la retorica di chi tenta di delegittimare la piazza. 👉Leggi tutto: https://www.localmarchforgaza.it/la-liberazione-e-divisiva-se-sei-fascista/
🟩 Come uno schiaffo in faccia: sul Corteo a Milano del 25 aprile
Si sapeva che in piazza ci sarebbe stata una marea umana e così è stato. Un 25 aprile di sole, dopo il referendum, dopo che la Lega era stata in piazza Duomo. Arrivo alle 14.20, a piedi, dal centro, vado quindi verso la testa del corteo già partito da Porta Venezia. Risalgo, ma dopo diverse decine di gonfaloni ecco subito lo schiaffo in faccia: un cordone di City Angels e polizia a difendere un’accozzaglia (perdonatemi il termine) di uomini e donne: ognuno di loro con un cartello o una bandiera. Dietro lo striscione della solita Brigata Ebraica in cerca di protagonismo, una serie di bandiere: israeliane, statunitensi, ucraine, iraniane (quelle dello Shah), Forza Italia, cartelli con volti di Trump, Netanyahu, Reza Palhavi e altri impresentabili. (…)
Andrea De Lotto, autore del pezzo da cui abbiamo selezionato questo estratto, fa parte del presidio “Essere umani a fianco del popolo palestinese” che tutti i giorni, dal giugno scorso, si ritrova in Piazza del Duomo a Milano alle ore 18:00. 👉Leggi l’articolo “Corteo a Milano il 25 aprile: un’insopportabile pentola a pressione”
🟦 Il passo oltre il confine
In questi giorni, il filo rosso della partecipazione si distende lungo le strade d’Europa con la Peace Walk 2026. I camminatori stanno attraversando i territori che furono teatro delle grandi guerre del Novecento, muovendosi attualmente verso il cuore del continente per chiedere il cessate il fuoco e la fine di ogni occupazione. La scelta della Peace Walk è radicale: portare solo la bandiera bianca. Non come simbolo di resa, ma come strumento politico per “andare oltre”, esattamente come suggerito da Muin Masri. La bandiera bianca rompe la dinamica del “noi contro loro” e dell’appartenenza nazionalista, ponendo al centro l’umano universale. È la risposta visiva alla necessità di liberarsi dalle identità che dividono per abbracciare una resistenza che sia davvero transnazionale e sistemica.
Ci si può unire in qualsiasi momento! Qui il form ufficiale per iscriversi (usa il traduttore del browser in alto a destra), se volete fare il tratto italiano da Venezia a Trieste (23/24 – 30 Agosto) cominciate a iscrivervi. Vi aggiorneremo strada facendo!
🟫 La “gazaficazione” del Libano meridionale
Dal cessate il fuoco alla permanenza: la “linea gialla” che segna già un nuovo confine nel sud del Libano. Le linee, quando vengono tracciate senza un orizzonte di ritiro, non sono quasi mai strumenti temporanei, sono prodromi di futuri confini. E quando a quelle linee si accompagna la distruzione sistematica di interi villaggi e lo svuotamento progressivo del territorio, l’ipotesi smette di essere una possibilità, diventa un fatto.
Estratto dell’articolo di Alessandra MAF Filippi sulla logica del “controllo, svuotamento, impedimento al ritorno” già sperimentata con la Nakba palestinese, quando oltre 500 villaggi palestinesi furono distrutti e 750.000 palestinesi costretti all’esodo. 👉Leggi tutto
🟨 ABBECEDARIO ETICO. Il linguaggio come campo di battaglia Un progetto di M. Alessandra Filippi promosso da Local March for Gaza
F come FASCISMO Il fascismo è stato un movimento politico nato in Italia nel Novecento e diventato regime con Benito Mussolini nel 1922. Si fondava sul nazionalismo estremo, sul culto della forza, sulla repressione del dissenso e sull’uso sistematico della propaganda e della violenza. Ma il fascismo non è morto a Piazzale Loreto. Ridurlo al Ventennio significa trasformarlo in un reperto storico e non riconoscere che può sopravvivere cambiando linguaggio e forme. Nessun ismo muore davvero finché esistono gambe sulle quali può continuare a camminare.
Dal fascismo storico al fascismo come metodo
Il fascismo non è solo una camicia nera o un saluto romano. È una tecnologia del potere. Può non presentarsi come dittatura, ma infiltrarsi nelle democrazie attraverso linguaggi, paure e costruzione del consenso. Umberto Eco lo ha definito “Ur-Fascismo”: un fascismo eterno che riemerge quando la paura diventa metodo politico e la disumanizzazione diventa linguaggio legittimo.
Gli elementi permanenti
- culto della forza
- disumanizzazione del nemico
- ossessione identitaria tra “noi” e “loro”
- obbedienza cieca
- normalizzazione della violenza
- creazione di categorie sacrificabili
- paura trasformata in consenso
Il linguaggio Il fascismo vive nelle parole. La propaganda riscrive la realtà: la repressione diventa sicurezza, la censura diventa difesa, la guerra diventa necessità. Quando il linguaggio si militarizza, l’altro smette di essere umano e diventa una minaccia. Quando le parole non descrivono più ma manipolano, il terreno è già pronto.
Il presente Il fascismo contemporaneo non sempre si dichiara tale. Si riconosce quando intere popolazioni vengono descritte come minacce collettive, quando il diritto diventa differenziale, quando la sicurezza giustifica tutto e la propaganda sostituisce la realtà. Nel contesto israelo-palestinese, e in altri scenari di conflitto della regione, la disumanizzazione dei civili e la normalizzazione della violenza mostrano queste dinamiche. Quando alcuni esseri umani diventano sacrificabili, la storia non sta tornando: sta continuando.
Responsabilità individuale Capire il fascismo significa riconoscerlo prima che diventi normale. Significa vigilare sul linguaggio, rifiutare la propaganda, difendere il pensiero critico. E chiedersi cosa stiamo accettando senza vederlo. Ogni silenzio può diventare complicità.
🟦Rotta corsara
Il fascismo non arriva sempre marciando. A volte arriva con il linguaggio della paura. Altre chiedendo obbedienza. Convincendo che alcuni valgano meno di altri.
Riconoscerlo è il primo passo per impedirgli di continuare a camminare.

