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20|26 Non è emergenza, è urgenza

localmarchforgaza, 14 Agosto, 202614 Agosto, 2026
foto di Giovanni Mereghetti

«La quantità di veleni e di emissioni generate dalla guerra e dal riarmo è semplicemente incalcolabile. Il piano di riarmo è un piano di catastrofe climatica. L’idea che il futuro della Terra sia “giocabile” con qualche pannello fotovoltaico e un po’ di economia circolare, senza fermare il riarmo, è sbagliata, puerile, falsa.»

Così scrive il Collettivo di Fabbrica – Lavoratori GKN Firenze al punto 12 del post “#Verso nuove ondate di calore. Non è emergenza: è urgenza” (disponibile sulla loro pagina Facebook).

Come reagire a questa ingiustizia? La cultura dominante tenta di imporci una falsa scelta: da un lato la passività di un pacifismo di facciata, dall’altro la retorica dello scontro frontale. Non ci sono scorciatoie: per uscire dallo stato delle cose presente dobbiamo rifiutare questo bivio.

C’è un celebre aforisma dell’ex premier britannica Margaret Thatcher che costituisce il pilastro del dogma neoliberale: “La società non esiste, esistono solo gli individui”. Non è così. I legami sociali esistono sempre; quelli attuali, tuttavia, si manifestano nel dominio di pochi su molti e nell’isolamento di una moltitudine frammentata. Per fondare una società più equa occorre stringere nuove alleanze sociali, custodendo le comunità che stanno nascendo dal basso.

Un compito ancora più urgente oggi, in un’epoca in cui l’asimmetria del potere si acuisce spaventosamente attraverso la tecnologia. Tra sorveglianza biometrica, droni autonomi e milizie private, sfidare l’apparato militare sul piano della pura forza fisica è un errore strategico. La vera sfida politica è difendere la vita e radicare alternative concrete.

Ciò che evidenzia il Collettivo GKN è verissimo: la crisi attuale non è un’emergenza passeggera, ma una condizione strutturale. Il genocidio non si consuma solo attraverso i bombardamenti massivi su Gaza, ma si articola come ecocidio e distruzione sistematica della quotidianità delle persone e delle comunità.

A Tell, Urif, Sarra, Hebron e in tutta la Cisgiordania, assistiamo a continue incursioni: coloni armati e soldati bruciano abitazioni, moschee e condutture idriche, forzando la chiusura dei mercati. I principali media frammentano la realtà derubricando questi atti a semplice “vandalismo”, occultando la natura strutturale dell’occupazione.

Di fronte a questo scenario, continuare a mobilitarsi nelle piazze, nei presidi, camminando e navigando assume un valore decisivo: dimostra che l’azione diretta si misura sulla capacità di rompere l’indifferenza. Saldare la lotta ecologica al blocco del traffico d’armi, difendere i territori e organizzarsi dal basso sono i passi indispensabili per sottrarsi all’occupazione totale della nostra esistenza.

Rompiamo l’indifferenza, resistiamo a tutte le occupazioni e riprendiamoci il futuro.

🟧  LA VERA FACCIA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

“ciò che facilita il ruolo dell’IA come motore del riarmo non è quanto si investe in essa, bensì il fatto che questa nuova tecnologia sia stata distribuita gratuitamente, su scala di massa, ancora prima che si sapesse fino a che punto sarebbe diventata infrastruttura militare. L’IA è entrata nella vita quotidiana di miliardi di persone come strumento apparentemente neutro, rendendo ogni obiezione al suo uso militare superata rispetto a un’infrastruttura civile a cui nessuno è più disposto a rinunciare. Il defence-tech non sta quindi semplicemente adottando l’IA, ma ne sta ereditando l’ecosistema, la cui diffusione capillare ha già reso il processo irreversibile. E questo processo si muove su quattro direttrici che si potenziano reciprocamente e alimentano il riarmo: una economico-industriale, una geopolitica, una ambientale e una politica.”

Leggi l’articolo completo in due parti di Elisabeth Di Luca:

⬛ E’ PIU’ BELLO PENSARE CHE NON SIA VERO

Il genocidio continua perché una parte del mondo preferisce convincersi che non sia vero. Parlare genericamente di pace senza nominare occupazione, diritto e responsabilità contribuisce alla rimozione.

«È difficile trovare le parole per dirlo. Difficilissimo. Non sai come farai a raccontare quello che Primo Levi definì l’indicibile: perché uno tenta di dire quello che è stato, ma è talmente difficile da raccontare che è quasi impossibile pensare come fosse stato preparato a tavolino anni prima nei minimi particolari, come se regnasse un ordine perfetto (…). Ed ecco che trovi qualcuno che scrive che non è vero, perché è più facile negare una cosa di questo genere piuttosto che crederci. È più bello pensare che non sia vero.»

Sembra un commento scritto oggi. Invece sono parole pronunciate da Liliana Segre il 18 febbraio 2019, durante un convegno dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Leggi l’articolo completo di Alessandra Filippi: https://alessandramaffilippi.substack.com/p/e-piu-bello-pensare-non-sia-vero

🟪  IN PIAZZA PER GAZA

Ho cominciato a venire in piazza in novembre. La situazione e le immagini viste ai telegiornali mi facevano sentire angosciata ed impotente. Seguivo le iniziative dei Sanitari per Gaza, tra cui flashmob davanti agli ospedali. Un giorno ho sentito a Radio Tre una persona che parlava di questa presenza quotidiana e silenziosa. Ecco, ho pensato, posso cominciare a fare questo!

Leggi la testimonianza di Mariella del presidio di Milano: https://www.localmarchforgaza.it/in-piazza-per-gaza/

🟧 VIOLENZA DELLE ISTITUZIONI, AUTODIFESA E NONVIOLENZA

La violenza è presente da sempre, in maggiore o minor misura, nelle piazze e, se esercitata sulle cose, è ben diversa dall’aggressione deliberata alle persone; di più, spesso essa – per usare parole di Sergio Bologna – «è una testimonianza, un urlo di rabbia e di dolore, spoglia di visione strategica, sia pure di brevissimo termine» e, per questo, difficilmente esorcizzabile. Ma non può essere il cuore (e neppure parte importante) di un progetto politico.

Livio Pepino fa un’analisi lucida non solo rispetto all’inutilità della TAV, ma anche dello stato del movimento che vi si oppone.

Leggi l’articolo completo: https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2026/08/13/val-susa-italia-cosa-ce-dietro-langolo/

⬛ COME FUNZIONA UN GENOCIDIO?

Che cosa ho visto in ore di insonnia e rielaborazione diurna? Un bambino sbattuto contro una porta a Hebron, circondato dai soldati. Una casa che prende fuoco a Urif. Una moschea data alle fiamme a Kur. Poi Huwara, Qusra, Beitillu, Al-Ram. Automobili incendiate, negozi fatti chiudere, uomini inseguiti per strada, mitra puntati al torace. Mi sono fermata. Ho iniziato a pensare. Uno dei modi più efficaci per mentire sulla Cisgiordania consiste nel dividere e frammentare ciò che accade e poi rinominarlo. Un po’ come hanno fatto i TG di regime della Rai chiamando escursionisti i coloni invasori israeliani. Ecco che per magia un incendio doloso in una moschea si trasforma in vandalismo. Un bambino portato via in carcere (e che carceri..) diventa un fermo. Una strada bloccata diventa un problema di sicurezza generico, così non fanno circolare interi quartieri. Una casa assalita con mazze e spranghe finisce fra le notizie locali. Presi separatamente sono piccoli episodi. Messi assieme cambia tutto.

Leggi l’articolo completo di Lavinia Marchetti: https://laviniamarchetti.substack.com/p/come-funziona-un-genocidio?r=75awb8&triedRedirect=true&sfnsn=scwspwa

🟩 3. TESTIMONIANZE DA UN VOLONTARIO INTERNAZIONALE NELLA CISGIORDANIA OCCUPATA

670000: questo, secondo le ultime stime disponibili, è il numero di coloni israeliani nella West Bank occupata dall’entità sionista dal 1967. Un numero in costante crescita, con arrivi direttamente da paesi come gli USA, la Francia e molti altri. Anche il numero di colonie è in costante aumento, infatti sempre più spesso gruppi di coloni costruiscono avamposti (inizialmente semplici tende) su terre rubate ai palestinesi da cui organizzano raid e pogrom ai danni dei palestinesi che abitano nelle vicinanze, allo scopo di rubare materiali da costruzione, pecore, terre, case e in ultima analisi di indurli ad andarsene in modo da espandere sempre più la presenza sionista nella West Bank con la trasformazione degli avamposti in colonie vere e proprie.

Leggi la testimonianza completa di Jack: https://www.localmarchforgaza.it/dalla-cisgiordania/

🟪 AGGIORNAMENTI PER CHI E’ IN MARCIA

PALESTINE CONVOY: Il Palestine Convoy è partito il 24 luglio per raggiungere la Palestina. Un enorme movimento internazionale e nonviolento, 11 pullman, decine di auto, furgoni e roulotte, donne e uomini provenienti da tantissimi Paesi. Con loro anche aiuti umanitari destinati a una popolazione stremata. Oggi oltre 500 persone sono bloccate al confine tra Turchia e Iraq.Ne scrive la deputata Stefania Ascani sulla sua pagina facebook: https://www.facebook.com/StefaniaAscariM5S/posts/pfbid0cg3GDQRyLP39QaLmj966apjW7eDMRwa7RNmiN6PDm77ZY9RMA31x5sWpnuRnXoU4l

RUN TO GAZA: Torino corre per Gaza. Corsa/camminata inclusiva e non competitiva di 4km patrocinata dalla Città di Torino per sensibilizzare e raccogliere fondi che saranno devoluti a Emergency e a Medici Senza Frontiere. Info @run.to.gaza

PEACEWALK: Parte il 19 agosto da Vicenza (ore 8,00 Parco della Pace) il tratto italiano della Peacewalk to Jerusalem. Le notizie e le informazioni utili per i pellegrini sono man mano aggiornate sul sito https://peacewalk.info/italy/.

GLOBAL SUMUD FLOTILLA: Ci stiamo preparando per un’altra ondata con la Global Sumud Flotilla. Non molliamo. Sono nonviolento e so bene che si tratta di una missione nonviolenta ad alto rischio. Non riesco a girare la testa da un’altra parte. Siamo contro tutte le guerre, ma non ci aspettiamo nulla dai governi complici e corrotti. Non c’è contraddizione, la forza della nonviolenza può ribaltare il tavolo e aprire uno spiraglio di pace per tutto il mondo. Leggi l’intervento completo di Ray Man al link: https://www.pressenza.com/it/2026/08/la-flotilla-ripartira-per-gaza-non-molliamo/

🟦 ROTTA CORSARA

Ferragosto era il momento in cui ci si fermava a celebrare la fine dei raccolti, il riposo della terra dopo il lavoro. Oggi i cicli vitali del pianeta sono stravolti: siamo immersi in estati di calore soffocante, senz’acqua, con i boschi che bruciano e la terra devastata dall’impatto climatico e dalle logiche del profitto e della guerra.

Proprio questo, siamo a fianco degli agricoltori che resistono e continuiamo a rivendicare il valore della vita, della cura e della convivialità come forma di resistenza.

Che sia allora un Ferragosto di consapevolezza e di rottura, anche a partire da ciò che siamo abituati a consumare: ciò che mangeremo è stato prodotto da persone, nel rispetto degli animali, della terra e dell’acqua?

Buon Ferragosto corsaro a chi resiste.

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