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3|26 Il cammino come atto politico

localmarchforgaza, 5 Febbraio, 20265 Febbraio, 2026

Local March for Gaza – Newsletter n.3 febbraio 2026

🟩⬛ Gaza: mentre qui tacciono, là si muore

Non è un momento facile per scrivere, né per leggere. Ma è proprio per questo che siamo qui.

Mentre in Israele i “Bibi Boys” – sgherri-influencer arruolati da Netanyahu – vanno casa per casa a intimidire ex ministri, artisti e intellettuali non allineati alla narrativa ufficiale della “sola democrazia del Medio Oriente”, la repressione colpisce anche chi prova a opporsi dall’interno.
In Cisgiordania, gli stessi gruppi minacciano persino attivisti ebrei impegnati a difendere i palestinesi dalle violenze dei coloni e dell’esercito.

E mentre tutto questo accade, a Gaza la mattanza continua, nel silenzio del mondo. Come se nulla fosse. Solo oggi, gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 24 palestinesi, tra cui otto bambini. Il valico di Rafah – ormai ridotto a cancello di un campo di concentramento -dovrebbe riaprire dopo l’annullamento delle evacuazioni annunciato dalla Mezzaluna Rossa Palestinese imposto da Israele. Ma i numeri parlano chiaro: lunedì, primo giorno di riapertura, solo cinque pazienti hanno potuto lasciare Gaza per cure all’estero; ieri, altri sedici. Gocce nel mare di un’emergenza umanitaria devastante.

Secondo l’OMS, oltre 18.500 palestinesi necessitano urgentemente di cure mediche fuori dalla Striscia. Il sistema sanitario è stato decimato: 22 ospedali su 36 fuori servizio e più della metà della popolazione senza accesso regolare ai farmaci essenziali. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha chiesto agli Stati di accogliere i pazienti che Gaza non è più in grado di curare. Ma sono parole che si infrangono contro un muro: Israele ostacola sistematicamente le evacuazioni mediche.

Nel frattempo, anche in Cisgiordania la violenza cresce: un altro giovane palestinese è stato ucciso ieri durante un raid a Gerico. Le incursioni si moltiplicano, così come le devastazioni di case, campi e automezzi. La furia dei coloni non conosce più freni, se mai li ha avuti.

Dal 7 ottobre 2023, la guerra genocida contro Gaza ha causato quasi 72.000 morti e oltre 172.000 feriti. Numeri e stime che sono per difetto, a lungo negati, censurati, ridicolizzati, fino a quando persino l’esercito israeliano, pochi giorni fa, ha ammesso la plausibilità.

La violazione del cosiddetto cessate il fuoco è sistematica e quotidiana: dal 10 ottobre scorso Israele lo ha infranto 1.520 volte, uccidendo almeno 560 persone e ferendone oltre 1.500.
Tra le vittime, 288 erano bambini, donne e anziani.

🟧🟪 Gemellaggio e rotta comune

Freedom Flotilla – 100 Porti, 100 Città

Crescono le adesioni al progetto 100 Porti, 100 Città. Anche Local March for Gaza entra ufficialmente nella rete, intrecciando il proprio cammino a quello della Freedom Flotilla. Le Local March for Gaza attraversano territori e comunità per costruire una solidarietà concreta: contro le violazioni dei diritti umani, per l’autodeterminazione dei popoli, per riportare la Palestina nello spazio pubblico.

In questo percorso, terra e mare si incontrano. La marcia incrocia la rotta della Freedom Flotilla, dando forma a una rete comune di iniziative, relazioni e responsabilità condivise. Non un gesto simbolico, ma un’azione politica diffusa.

Ad oggi, la LMfG ha percorso oltre 1.500 chilometri e raccolto più di 8.000 firme autografe: un sostegno reale, radicato, visibile. Attraverso questa newsletter continueremo a seguire l’avanzamento della campagna 100 Porti, 100 Città e delle azioni non violente che, in Italia e oltre, si muovono per Gaza e per la difesa del diritto internazionale e dei Diritti umani.

🟪🟦 Peacewalk: il ramo italiano Venezia–Trieste

La Peacewalk è partita il 1° febbraio da Finisterre e attraverserà il continente europeo lungo il Cammino di Santiago, per riportare Gaza e il diritto dei popoli nello spazio pubblico di un’Europa che ha rinnegato i propri valori fondativi.

In questo percorso ci siamo anche noi. La Local March for Gaza ha deciso di contribuire dando forma al ramo italiano della Peacewalk: una direttrice che da Venezia — luogo simbolico di partenze, approdi e pellegrinaggi verso Gerusalemme, passando per Trieste, si collegherà al cammino principale in una città-simbolo delle guerre europee e delle atrocità: Sarajevo.

La terra incontra altra terra. Le frontiere diventano passaggi, non muri.

Non stiamo costruendo una marcia simbolica, ma un’azione concreta e continuativa: alleanze locali, coinvolgimento delle comunità e delle amministrazioni, una rotta civile aperta mentre tutto spinge verso assuefazione e silenzio.

🟪 Verso un attivismo consapevole e collettivo

Due settimane fa, incontrando a Rubbiano (MO) i referenti delle diverse Local March for Gaza, abbiamo scelto come incipit una frase da Animazione Sociale (n. 382):

«Non può essere un attivismo narcisista o puramente digitale.
Oggi serve un attivismo consapevole, collettivo, analogico, intersezionale e visionario.»

È con questa lente che leggiamo i recenti fatti di Torino.
Il nostro obiettivo resta unire, creare ponti, essere intersezionali. Per questo riteniamo che l’inserimento di forme di lotta non condivise all’interno del corteo pacifico per Askatasuna sia stato un errore, dettato dal narcisismo.

Lo abbiamo scritto nel nostro ultimo pezzo collettivo, che trovate [QUI].
In un clima di crescente repressione, la priorità è una sola: la salvaguardia dell’incolumità di tutte e tutti. Dividere oggi significa fare il gioco di chi reprime.

Per questo dopo Rubbiano abbiamo partecipato all’incontro di convergenza sociale “No Kings” a Bologna, nell’intento di convergere su pratiche e contenuti e tornare a riempire le piazze come un’inarrestabile forza pacifica contro le guerre e i suoi re. Ne è uscito un calendario condiviso delle principali mobilitazioni, che trovate [QUI].

🟨 NOVITÀ – ABBECEDARIO ETICO

Parole manipolate: il linguaggio come terreno di lotta

Quante volte vi siete persi dietro una parola, leggendo un articolo o discutendo con amici che sostenevano l’insostenibile? Quante volte vi sono mancate le parole, o ce n’erano troppe, sempre quelle sbagliate?

Niente paura. Un rimedio c’è.
Volevamo chiamarlo “Prontuario Etico A-Z: Scelte, Azioni, Solidarietà”, ma – come nel film di Troisi tra Ugo e Massimiliano – abbiamo capito che vi avremmo persi prima della fine.
Così lo abbiamo battezzato semplicemente ABBECEDARIO ETICO.

Uno strumento per fare chiarezza e trasformare l’informazione in azione.
Conoscere la realtà è il primo passo. Scegliere con consapevolezza è il secondo.

La prima parola che affronteremo, dalla prossima settimana, è: APARTHEID.

🟦 Rotta corsara: Il cammino come atto politico

Siamo, per definizione, un movimento che ha scelto il cammino.
Camminare non solo come gesto simbolico, ma come pratica politica: andare verso l’altro, attraversare territori, stare dentro le relazioni.

Percorriamo strade per uno scopo chiaro, chiedere la fine del genocidio e dell’occupazione, ma anche per prenderci cura di noi stessi e delle persone che incontriamo lungo il percorso.
Qui il fine coincide con il mezzo: perché è camminando, come forza tranquilla, che ci conosciamo, ci organizziamo, costruiamo legami, coinvolgiamo comunità ed enti locali.

Non arriviamo per imporre, ma per attraversare.
E attraversando, rendiamo visibile che un altro modo di stare nello spazio pubblico – e nel conflitto – è possibile.

🎨 ATLANTE CROMATICO
🟩 Palestina / identità / resistenza
🟥 Bullismo, intimidazione, abuso di forza
🟧 Propaganda, ipocrisia, diritti umani selettivi
🟨 Linguaggio, parole manipolate
🟫 Colonialismo, terra come bottino
⬛ Violenza, repressione, dittatura
🟪 Connessione sistemica, lettura profonda
🟦 Chiusura corsara, rotta, orizzonte

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