Ci sono epoche in cui l’arte può permettersi di essere evasione.
E poi ci sono momenti in cui ogni immagine — meglio, ogni rappresentazione — è una scelta di campo. Questo è uno di quei momenti.
Non perché l’arte “debba” essere politica per statuto morale, ma perché il mondo ha smesso di essere libero, anche solo a tratti. E allora anche lo sguardo diventa parte della mistificazione. Ci sono sempre stati movimenti che hanno esplorato il confine — o meglio, la contaminazione — tra estetica e potere: dalle avanguardie storiche alle pratiche situazioniste, fino alle esperienze contemporanee.
Ma oggi c’è qualcosa in più: una mistificazione sistemica della realtà.
Non si tratta solo di propaganda o narrazione distorta. Si tratta di un rovesciamento più profondo, in cui — come scriveva Guy Debord — il vero è diventato un momento del falso.
Le immagini non nascondono la realtà, la sostituiscono. La rappresentazione non deforma il mondo, lo rimpiazza. È la società dello spettacolo. In questo contesto l’arte non può più limitarsi a esistere, deve interrompere, creare cortocircuiti nel flusso continuo delle immagini che rassicurano, normalizzano, anestetizzano; oppure può essere un indice teso verso un altro mondo possibile, anticipare soluzioni.
Per questo servono anche gesti che non si integrano, ma disturbano.
Azioni che possono a volte agire nel punto più esposto del visibile, incrinando la superficie.
Interventi come quello di Banksy a Londra — la statua di un uomo in giacca e cravatta che cammina verso il vuoto col volto coperto da una bandiera – non sono semplici provocazioni estetiche ma atti di disvelamento.
La statua — simbolo di memoria congelata — viene trasformata in corpo politico.
L’arte, oggi, non deve consolare: deve rompere.
E quando rompe, lo fa spesso nel punto più visibile.
⬛🟥 La Flotilla è stata bloccata – Appello urgente
“Appello urgente per il rispetto del diritto Internazionale, la tutela dei diritti umani e la liberazione degli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek della Global Sumud Flotilla illegalmente detenuti da Israele”
Questo l’oggetto della lettera che il gruppo “Biellesi per la Palestina” ha indirizzato alla Prefettura e al Ministero degli Interni, e che sarà consegnata giovedì 7 maggio in prefettura.
Ci sembra un’azione importante, da moltiplicare. Fino alla liberazione di Thiago e Saif e al rispetto dei diritti umani in Palestina e nel mondo.
Potete prendere e adattare la lettera, leggerla pubblicamente e consegnarla alla vostra prefettura, l’abbiamo pubblicata qui: https://www.localmarchforgaza.it/appello-urgente/
⬛🟥 Resistere agli interrogatori nelle carceri israeliane e poi da grande avere figli
Quando ho saputo che due attivisti della Global Sumud Flotilla, Thiago Ávila e Saif Abukeshek, sono stati condotti in Israele per essere interrogati, la mente mi ha portato a Nablus, quando ero poco più che un ragazzino. A quei tempi girava una copia di un manuale scritto a matita “Resoconto per resistere agli interrogatori nelle carceri israeliane e poi da grande avere figli”; c’erano anche un paio di disegni ben fatti. Non sto qui a raccontarvi come ci allenavamo per mettere in pratica le istruzioni. Di seguito riporto un pezzo del manuale, mi auguro che nel frattempo la tecnica degli interrogatori sia cambiata, ma dubito fortemente.
Il racconto di Muin Masri riporta alla superficie i ricordi di una pedagogia nascosta: imparare a resistere agli interrogatori. Non a scuola, ma nella vita nella Cisgiordania occupata.
Leggi il racconto: https://www.localmarchforgaza.it/la-paura/
🟨 Seguire la traiettoria di una parola
Seguire la traiettoria di una parola significa guardare come il linguaggio possa, senza clamore, diventare strumento di controllo.
Edward Said, figura imprescindibile per chiunque si occupi di Asia Occidentale, ci ha insegnato che l’Oriente è stato raccontato prima ancora di essere compreso, e spesso raccontato proprio per non doverlo capire. In Orientalismo mostrò con chiarezza devastante che prima ancora di essere un luogo, l’Oriente è stato un discorso: una costruzione dell’immaginario europeo, stratificata e resa naturale fino a sembrare inevitabile. Un Oriente immobile, esotico, irrazionale, utile più a chi lo descrive che a chi lo abita. Su quel territorio e su quei popoli, l’Europa ha proiettato paure, desideri, gerarchie, infantilizzazioni: l’Oriente come specchio deformante del potere occidentale.
Estratto di un articolo in cui M. Alessandra Filippi analizza il meccanismo di potere che ha trasformato il termine “semita”in una categoria ideologica, ricostruendone la genesi partendo da un libro incontrato in una biblioteca di Istanbul.
Leggi tutto: https://www.controversie.blog/parole-e-potere/
🟪 Global Sumud Flotilla – Land Convoy 2026
La situazione a Gaza è sempre più grave e sempre più nascosta agli occhi del mondo, per questo la necessità di agire su più fronti. 𝙇𝙖 𝙁𝙡𝙤𝙩𝙞𝙡𝙡𝙖 sfida l’assedio dal mare. 𝙄𝙄 𝘾𝙤𝙣𝙫𝙤𝙜𝙡𝙞𝙤 𝙏𝙚𝙧𝙧𝙚𝙨𝙩𝙧𝙚 lo sfida dalla terraferma. Insieme, rappresentano una risposta civile coordinata, dove governi e istituzioni hanno fallito. Questo è ciò che si presenta quando i popoli ereditano la 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ che le istituzioni hanno abbandonato. Ne parla Marco Contadini, coordinatore della delegazione italiana Land Convoy, in questo articolo: https://www.localmarchforgaza.it/global-sumud-flotilla-land-convoy-2026/
🟪 Verso Est: i passi necessari della Peace Walk
La costruzione di un’alternativa non è solo un atto teorico, ma un esercizio logistico di resistenza e movimento. Tra il 24 e il 30 agosto, la Peace Walk attraverserà il tratto tra Venezia e Trieste, un percorso sospeso tra terra e acqua. Questo fine settimana, il gruppo italiano si ritroverà sul campo per un sopralluogo tecnico. Non si tratta di una passeggiata, ma di un atto di coordinamento per sciogliere i nodi di un territorio.
Logistica dei flussi: valutare i tempi di imbarco per l’attraversamento dei canali, dove la capienza limitata dei mezzi nautici impone una scelta tra l’attesa e la richiesta di passaggi alternativi su ponti. Spazi di accoglienza: verificare la capacità ricettiva lungo le tappe di Caorle e delle località costiere. La sfida è scalare l’accoglienza da piccoli gruppi a una comunità in cammino, cercando rifugio tra strutture pubbliche, parrocchie e reti di solidarietà locale. Mappatura dei contatti: consolidare la rete di associazioni e referenti sul territorio, da Udine a Trieste, lungo la Via Flavia, per trasformare un elenco di contatti in una catena logistica funzionante. Camminare insieme significa occupare lo spazio con i corpi, risolvere le difficoltà oggettive della geografia per permettere alla resistenza di circolare.
Per approfondire e unirsi al cammino: https://peacewalk.info/
🟧 Imparare a convergere
C’è un paradosso che attraversa le organizzazioni della sinistra italiana da almeno vent’anni e che nessuno, finora, ha avuto il coraggio di guardare in faccia. La mobilitazione di piazza è presente. Eccome. Le organizzazioni, sindacati, associazioni, partiti, centri sociali, movimenti hanno saputo rendere visibile l’indignazione popolare. L’autunno contro il genocidio palestinese ha portato in strada centinaia di migliaia di persone. Il No al referendum sulla separazione delle carriere ha mobilitato una maggioranza silenziosa che i sondaggi non sapevano intercettare. La manifestazione Toghether dei nostrani No Kings ha mostrato una voglia di politica intergenerazionale che nessuna delle formazioni promotrici – Sinistra Italiana, Verdi, Partito Democratico, Arci, CGIL, Rifondazione Comunista, Movimento 5 Stelle – è stata poi capace di trasformare in casa stabile. Eppure, ogni volta che l’onda si ritira, la mobilitazione non diventa organizzazione. L’indignazione non diventa progetto. La pluralità non diventa forza. E chi dovrebbe raccogliere quella spinta — i movimenti, le associazioni, i soggetti politici antagonisti — continua a riprodurre, al proprio interno, gli stessi meccanismi di gestione personale del potere che denuncia nelle istituzioni.
Convergere non significa uniformarsi, significa riconoscere i meccanismi che separano le lotte per renderle più deboli. M. Sommella e M. Minetti ne scrivono in questo articolo, che trovate per intero qui: https://transform-italia.it/imparare-a-convergere-per-un-rinnovamento-profondo-delle-pratiche-politiche/.
🟦 ROTTA CORSARA
Coprire il volto significa questo: chi dirige è accecato dall’ideologia.
Subiamo da decenni il suo dominio, mentre i media ci convincono che viviamo in un mondo “post-ideologico”.
E mentre ci convincono che non esistono alternative — There Is No Alternative — quella stessa bandiera oscura la vista e orienta la rotta. Non solo dei potenti, di tutti.
Coperti gli occhi dalla bandiera andiamo insieme verso il vuoto. Liberando tutti i sensi, invece, ci orientiamo e prendiamo sentieri di senso.
Solo il nostro sentire può iniziare a liberare anche il pensiero. E riportare le ideologie a essere dei modi di vedere il mondo.
La rotta corsara passa da qui: tornare a sentire per liberare le menti

