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Siamo nella stessa tempesta, ma non nella stessa barca

localmarchforgaza, 3 Luglio, 20263 Luglio, 2026

È lo slogan usato da Extinction Rebellion che restituisce l’immagine esatta della poli-crisi che stiamo attraversando. E, soprattutto, riporta il mare al centro. Quel mare che ci unisce alla Palestina, attraversato dalla solidarietà internazionale delle Flotille che hanno tentato di rompere il blocco a Gaza, ma anche quello del trasporto globale dei container — la vera unità di misura dell’iper-capitalismo — e quello che i super-ricchi pretendono di recintare e privatizzare, costruendo resort esclusivi che seguono la logica della colonizzazione. Non-luoghi artificiali che non rispondono alle leggi dei Paesi in cui sono insediati e che ignorano ogni pricipio di sostenibilità e convivenza. Il progetto di trasformare Gaza in un villaggio vacanze fa scuola. Il metodo è diverso ma la logica è la stessa. 

Dopo l’Albania e la Puglia accade oggi anche in Sardegna, dove l’assalto speculativo della finanza tenta di trasformare un’isola e il suo mare in un parco giochi per miliardari o in una colonia da depredare, calpestando la volontà delle comunità locali. Certo, i punti di vista cambiano a seconda della barca su cui si naviga: un armatore o un fondo d’investimento vedono nelle coste e nelle rotte solo mercati da conquistare e profitti da estrarre; chi abita i territori vede invece la depredazione delle risorse e la distruzione della propria storia e della propria terra.

Di fronte a questa asimmetria ci sembra importante riprendere il dibattito su una prospettiva diversa, che sposta l’asse dall’economia al benessere. Non una rinuncia, ma una necessità ecologica, sociale e politica. La rilancia Gaia Liberata su Jacobin Italia analizzando gli shock energetici globali causati dalle tensioni geopolitiche nello stretto di Hormuz:

In questo scenario torna urgente la questione delle politiche di sobrietà energetica, richiamata dal terzo rapporto dell’Ipcc, la commissione intergovernativa dell’Onu sul cambiamento climatico. L’obiettivo è ridurre domanda di energia e materiali garantendo il benessere collettivo entro i limiti planetari. A differenza dell’efficienza, che punta a mantenere gli stessi consumi utilizzando meno risorse, la sobrietà implica una ridefinizione dei bisogni socialmente desiderabili. (Leggi tutto)

La decrescita diventa così una possibile alternativa per una redistribuzione equa delle risorse rimaste, l’unico modo per alleggerire la pressione ambientale sul pianeta e garantire l’accesso universale ai servizi essenziali, sottraendo i beni primari — la terra, l’acqua, l’energia — alla violenza del mercato.

In questo scenario, la domanda anch’essa essenziale che M. Alessandra Filippi pone alla fine dell’episodio G come Genocidio del podcast Abbecedario etico risuona ancora più forte: “Che cosa significa riconoscere nell’altro un essere umano come noi?”. È la questione etica più rilevante dei nostri giorni. Perché la brama cieca che privatizza le coste, che specula sulle risorse e che genera le guerre è la negazione radicale del principio secondo cui “all’uomo che l’aiuto sia l’uomo”. È la corsa folle verso l’autodistruzione, visibile nell’orrore dell’Intelligenza Artificiale usata per decimare la popolazione di Gaza mentre divora energia e acqua come si trattasse di risorse illimitate. La decrescita, o meglio la sobrietà economica, a noi abitanti del mondo senza mire su Marte pare la prospettiva più auspicabile, e noi siamo il 99%.

🟫 DALLA PETIZIONE ALLA PIAZZA: LA SARDEGNA SI MOBILITA

La resistenza ai modelli predatori evocati nel nostro editoriale non è un concetto astratto, ma una pratica che in questi giorni mobilita i territori. Contro la speculazione energetica e finanziaria di chi vuole disporre dell’isola a proprio piacimento, la Sardegna risponde con iniziative popolari di massa. Un segnale chiaro per ribadire che la terra e il mare appartengono a chi li vive e non ai fondi d’investimento.

“La resistenzialità sarda non è una moda – scandisce un manifestante – è identità, è dignità. Ci stanno togliendo libertà e terra, ma noi siamo qui per difenderle”. Al centro della protesta c’è anche la nuova normativa sulle Zone Economiche Speciali (ZES). Una cornice legislativa che, dopo le modifiche introdotte prima dal decreto Draghi e poi dal decreto Meloni, permette di esautorare i Comuni dalle competenze urbanistiche, estendendo le ZES a tutto il Mezzogiorno. Per gli attivisti, Cala Finanza è il caso di scuola: un precedente che potrebbe aprire la strada a centinaia di interventi simili.”

Leggi tutto: Cala Finanza: dalla petizione alla piazza, il 1° luglio la Sardegna si è mobilitata – da PressingWeb.

🟩IL RACCOLTO DEL GRANO IN PALESTINA NON DEVE ANDARE IN CENERE

L’amico giornalista palestinese Fareed Taamallah ci consegna un racconto straziante sul ciclo e la cultura del grano nel suo villaggio natale di Qira, nella Palestina occupata, scomparso di recente dalle mappe di Meta. Ma soprattutto ci lancia un appello urgente, che non possiamo non ascoltare: 

“(…) nonostante gli incendi che infuriano, le ceneri soffocanti e l’amaro dolore che ci strazia il cuore, il nostro messaggio al mondo rimane incrollabile. Siamo profondamente saldi (samedoun) su questa terra, radicati come i nostri ulivi secolari. Non importa quanto siano terribili gli atti di terrore, gli incendi o le intimidazioni: non ce ne andremo mai, e non abbandoneremo né cederemo mai la terra dei nostri antenati. Continueremo a seminare il grano ad ogni nuova stagione, annaffiandolo con il nostro sudore, le nostre lacrime e la nostra pazienza. Il nostro legame con questa terra è infinitamente più profondo di qualsiasi fuoco essi possano accendere, e la storia del nostro raccolto, della nostra sopravvivenza e della vita stessa su questa terra non finirà mai in cenere.

Ma sebbene la nostra determinazione sia assoluta, non possiamo portare questo fardello da soli. La portata della violenza che affrontiamo quotidianamente minaccia la nostra stessa esistenza. Chiediamo con urgenza alla comunità internazionale di rompere il silenzio e di farsi avanti per fornire aiuto immediato, sostegno e protezione concreta.“

Leggi tutto: La stagione del grano in Palestina: quando un raccolto si trasforma in cenere  

🟥ANNIENTARE IL NEMICO E LA SUA PROGENIE

Il drammatico rapporto della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta delle Nazioni Unite accusa esplicitamente le forze israeliane di aver preso di mira deliberatamente i più piccoli, configurando crimini contro l’umanità e di guerra a Gaza e in Cisgiordania. Ne scrive Zeitun.info : 

“Bambini palestinesi sono stati arrestati e sottoposti a torture e altre gravi forme di maltrattamento nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, senza che fossero rilasciate informazioni sulla loro ubicazione”, ha concluso la Commissione. (…) Le forze di sicurezza israeliane hanno usato anche violenza sessuale contro i bambini come parte di un processo collettivo di umiliazione e oppressione, radicato in un esteso modello etnico, di genere e intergenerazionale di occupazione e aggressione israeliane”

Leggi tutto: L’ONU sostiene che Israele perpetra il genocidio mirando ai bambini palestinesi 

🟨ABBECEDARIO ETICO. Il linguaggio come campo di battaglia 

Un progetto di M. Alessandra Filippi promosso da Local March for Gaza 

G di Genocidio
All’inferno si arriva a piccoli passi. E George Orwell, nel suo romanzo 1984 lo ha raccontato molto bene. Aveva previsto tutto. Compreso l’obiettivo finale: la sottomissione fisica e psicologica delle masse.
Dopo la E di Etica, la F di Fascismo, la G di Genocidio ha una sua logica narrativa. Perché il fascismo è la forma politica in cui l’etica viene svuotata, ma il genocidio è precisamente il punto in cui l’etica fallisce.
È Raphael Lemkin a coniare questa parola nel 1944. Lui si trova negli Stati Uniti, dove è arrivato nel 1941, in fuga dall’Europa nazista.Vive e lavora tra Washington e New York. Conosce lo sterminio degli armeni nell’Impero Ottomano, su cui svolge ricerche febbrili. Ha attraversato la violenza del nazismo. Ne ha subito gli effetti sulla propria vita.
Ed è testimone della distruzione delle comunità ebraiche europee. Così, al culmine di una ricerca quasi ossessiva della parola giusta, ne inventa una nuova. Unisce il greco génos, stirpe, popolo, al latino caedere, uccidere.
Nasce così il termine: genocidio

Ascolta l’episodio del podcast Abbecedario etico

🟦 “MILLE GIORNI DI GENOCIDIO A GAZA”. Venerdì 3 luglio oltre 50 presidi in tutta Italia

L’incredibile partecipazione all’incontro organizzato dai presidi di Milano e di Cagliari con Francesca Albanese dimostra che la coscienza collettiva è tutt’altro che addormentata: ben 130 località collegate simultaneamente e una determinata e comune disponibilità a muoversi ancora insieme. Oggi è di nuovo ora di mobilitarsi e di mettersi in rete.

L’occasione per presentarsi come realtà e rilanciare la mobilitazione a sostegno del popolo palestinese sono “i mille giorni e notti dall’inizio del genocidio a Gaza” a cui le diverse piazze, con le proprie modalità, cercheranno di dare visibilità al grido di: “Fermatevi!”

In questo quadro, sono già oltre 50 i presidi che hanno aderito all’iniziativa. 

Li trovi all’articolo di Andrea De Lotto su Radio Onda d’Urto : Palestina: “Mille giorni di presidio a Gaza”. Venerdì 3 luglio oltre 50 presidi in tutta Italia

🟦 AGGIORNAMENTI PER CHI E’ IN MARCIA

Land Sumud Convoy – I volontari sono liberi! Una splendida notizia rompe l’assedio dell’attesa. Sono finalmente tornati a casa i 10 volontari del Sumud Convoy, trattenuti per un mese senza spiegazioni in Libia, dove cercavano di passare con un convoglio di aiuti umanitari per Gaza. Leggi “Liberati i dieci attivisti” su Radio onda d’urto.

Giro d’Italia per la pace: La guerra è una scelta. Come la pace. Viviamo in un tempo terribile che normalizza la violenza e la guerra, l’arbitrio e la legge del più forte. A noi viene chiesto di fingere di non vedere, di restare a guardare e subire, in silenzio. Noi diciamo “No!” Così si legge sul sito perlapace.it, da dove è possibile scaricare il calendario delle tappe e partecipare organizzando una tappa nella propria città o paese. Domani (04/07) la Fiaccola della Pace passerà da Valdilana (BI), dove è prevista una giornata di cammino, incontri e musica. Ci saremo, per parlare della collaborazione che il paese sta avviando con Qira (Palestina occupata).

10 100 1000 Piazze di Donne per la Pace: domenica 21 giugno si sono riunite a Roma le piazze di donne che in tutta Italia “tessono la pace” per la Palestina e tutti i popoli oppressi. Centinaia gli arazzi portati e uniti a Roma, raccontano la giornata due compagne del gruppo “Donne in cammino per la Pace” di Biella: qui il racconto di Sara, e qui quello di Ivana. 

🟦 ROTTA CORSARA

Il futuro che vogliamo è quello che saremo in grado di mettere in marcia oggi.

Non possiamo più aspettare che si muovano gli altri. Noi oggi siamo chiamati a costruire l’alternativa, tenendo un piede nella nostra realtà locale (il quartiere, il paese) e uno sulla realtà globale.

I nostri passi devono portarsi dietro questa complessità. Una parte del nostro peso è necessario a costruire un mondo migliore qui e ora, a partire dalle relazioni e dalla cura del luogo e delle persone in cui viviamo. Con un piede (e due mani) dobbiamo coltivare bellezza, necessaria a disinnescare la paura per l’orrore che ci investe. Con l’altro piede risponderemo alla domanda accennata nell’editoriale di questa newsletter: “Che cosa significa riconoscere nell’altro un essere umano come noi?”

Ci saremo anche per persone che non conosciamo, ma in cui ci riconosciamo. L’ingiustizia ci riguarda tutti perchè non è mai la vittima a potersi difendere. Dobbiamo fare massa critica, noi abitanti della terra. Pretendere la pace, la giustizia, l’equità per noi tutti e per le generazioni che verranno.

News abbecedario eticogazahormuzPalestinazeitun.info

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