La regola d’oro “non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te stesso” è ciò su cui si basa la nonviolenza.
Spesso la si confonde con un generico sentimento di pace e amore verso gli altri, atteggiamento che rimuove la necessità della lotta per risolvere le varie forme di conflitti che le società attraversano.
E’ un errore grossolano.
Gli esempi italiani di nonviolenza sono tanti ma vi consiglio di scoprire Aldo Capitini, come pensatore e attivista.
Per Capitini l’alternativa alla violenza non è l’armonia artificiale, ma il conflitto aperto, tenace e fecondo, condotto con mezzi che prefigurano già la società fraterna che si vuole costruire.
Perché il fine non giustifica i mezzi. E questo segna una differenza sostanziale con tutti i movimenti e le organizzazioni che, per raggiungere la liberazione, mettono in conto una quota più o meno grande di sacrificio.
Questo è il collegamento alla domanda che pone M. Alessandra Filippi, Maf per gli amici, nella chiusa di G come Genocidio e con cui apre H di Humanitas.

