L’etica è probabilmente la parola più abusata del nostro tempo. Viene evocata nei discorsi politici, nelle campagne pubblicitarie, nei codici aziendali, nei dibattiti pubblici. Eppure, proprio mentre viene invocata continuamente, sembra diventare sempre più difficile capire che cosa significhi davvero.
Per questo l’Abbecedario Etico dedica una puntata alla lettera E.
Non per proporre una morale universale o una lista di risposte preconfezionate, ma per interrogare il principio che dovrebbe orientarci quando le categorie giuridiche, politiche e mediatiche entrano in conflitto tra loro e perdono il senso di orientamento, disorientandoci tutti.
Che cosa accade quando ciò che consideriamo giusto dipende da chi agisce, da chi subisce o da quale passaporto possiede una vittima?
Che cosa accade quando i diritti diventano negoziabili, la dignità graduata e l’indignazione selettiva?
La puntata esplora l’etica come bussola e come prisma interpretativo. Una bussola perché aiuta a orientarsi nel rumore delle narrazioni contemporanee. Un prisma perché scompone la realtà nei suoi elementi essenziali: empatia, eguaglianza, responsabilità, giustizia, esclusione e capacità di confrontarsi con i dilemmi senza trasformarli in alibi.
Partendo dal caso israelo-palestinese, ma andando ben oltre esso, E come Etica affronta una domanda che attraversa l’intera storia umana: esistono principi che valgono per tutti, oppure l’etica cambia significato a seconda del potere di chi la pronuncia?
In un tempo in cui parole come libertà, sicurezza, democrazia e diritti vengono continuamente ridefinite, l’etica non è un lusso teorico. È uno strumento di orientamento.
Perché prima ancora di decidere da che parte stare, dobbiamo capire con quale bussola stiamo leggendo il mondo.
E come Etica.
M. Alessandra Filippi

