Nell’opera teatrale L’eccezione e la regola, Bertolt Brecht invitava a riconoscere l’abuso in ciò che sembra normale e, soprattutto, a porvi rimedio.
Strani casi della storia: l’opera, scritta nel 1929/30, anticipava quello che sarebbe successo nei quindici anni successivi e, caso vuole, fu messa in scena per la prima volta nel 1938 in un kibbutz in Palestina da un esule ebreo tedesco. Sappiamo che in mezzo alle due date ci fu l’avvento del nazismo, la persecuzione degli ebrei e l’occupazione tedesca della Cecoslovacchia. Evidentemente la maggioranza degli israeliani se ne è dimenticata, se non è in grado di riconoscere gli abusi che commette sulla popolazione palestinese dalla Nakba del 1948 fino al genocidio a Gaza e nel sud del Libano oggi.
La Nakba, madre di tutti gli abusi sui palestinesi, avvenne quasi 80 anni fa, solo 10 anni dopo la prima messa in scena de L’eccezione e la regola in quel kibbutz in Palestina. Il termine arabo Nakba si traduce come “catastrofe” e indica il dramma storico dell’esodo e dalla pulizia etnica di più di 500 villaggi palestinesi, con circa 750mila palestinesi che vennero allontanati dai loro territori.
Sappiamo che dopo il 1948 l’ingiustizia contro la popolazione palestinese è stata istituzionalizzata. Ai profughi originari e ai loro discendenti non è mai stato permesso di rientrare nei loro territori di origine, e questo è il motivo per cui il diritto internazionale e le risoluzioni ONU ne preservano lo status di rifugiati. I registri demografici ufficiali e aggiornati dell’UNRWA contano oggi oltre 5,9 milioni di rifugiati palestinesi assistiti tra Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza.
Per difendere le vecchie e le nuove espulsioni, nonché il regime di apartheid strutturato sul “proprio” territorio, Israele si permette abusi, non solo sulla pelle dei palestinesi, ma anche verso chi vuole rompere il blocco di Gaza e portare aiuti umanitari, come la Global Sumud Flotilla.
L’abuso accade perché ci si può permettere, come ha fatto mesi fa il nostro Ministro degli Esteri, di sostenere che il diritto vale fino a un certo punto. Quindi, se non vale il diritto per tutti, prevale la legge del più forte, e questo a partire dalla possibilità di informare e formare l’opinione pubblica.
Chi controlla le parole, controlla anche il modo in cui la realtà viene percepita. Perché le parole non descrivono soltanto i fatti: li modellano, li rendono accettabili o inaccettabili, li avvicinano o li cancellano. Ce lo spiega l’amica che da tempo cammina con noi Alessandra Maf Filippi nella lettera C come Censura dell’Abbecedario versione podcast, che esce oggi insieme a questa newsletter.
Noi vediamo l’abuso, non solo sulla pelle dei palestinesi e degli equipaggi della flotilla, ma anche sulla narrazione che ne viene fatta in Italia. E per questo camminiamo insieme, perché quando si è in tanti è più facile proteggersi dagli abusi e sconfiggere silenzio e indifferenza.
Il cammino ci aiuta a cogliere con tutti i sensi la realtà: marciamo per convincere, ovvero per vincere insieme. E mentre muoviamo i nostri passi recitiamo le ultime strofe di L’eccezione e la regola di Brecht:
Ma noi vi preghiamo: se pur sia consueto, trovatelo strano!
Inspiegabile, pur se normale!
Quello che è usuale, vi possa sorprendere!
Nella regola dovete riconoscere l’abuso
e dove l’avete riconosciuto
procurate rimedio!
🟥 DIO TRADITO
C’è chi cita Dio per sentirsi importante e chi lo cerca per davvero. C’è chi lo fa per amore, per fede, per curiosità, per senso di solitudine, per tornaconto personale, per penitenza o perché non sa cos’altro fare. Poi ci sono loro: quelli che abbandonano ogni comodità e convenzione per capire cosa si provi a essere palestinesi; cosa si provi a essere traditi dai propri governanti, umiliati, offesi ed esposti al pubblico prima di salire sulla croce. Io sono nato sulla croce e mi sono abituato a certe violenze e ingiustizie. Ma quando vedo qualcuno mai visto prima abbandonare la sua bella vita per portare doni e salire sulla mia stessa croce, solo per cercarmi e abbracciarmi, io rimango senza parole. Piango per la vostra sorte.
Muin Masri dedica un testo poetico alla Flotilla: quelli di mare, quelli di terra e quelli di cuore
Lo abbiamo pubblicato qui: https://www.localmarchforgaza.it/dio-tradito/
🟫⬛ NAKBA SENZA FINE
La Nakba non è una ricorrenza, ma una continuità. Oggi, nel 78° anniversario della Catastrofe palestinese, la sua forma si ripresenta con brutalità esplicita: spoliazione, espulsione, assedio, annientamento, frammentazione territoriale, riduzione della sopravvivenza a condizione politica. Nulla di tutto questo appartiene al passato: accade adesso.
Ogni 15 maggio ricorre il giorno della Nakba. Alessandra Maf Filippi lo ricorda con un testo profondo di storia e di ricordi, che ha la capacità di chiarire i fatti – quelli documentati, non opinioni – e far sentire sulla propria pelle cosa ha significato per una famiglia palestinese quel terribile giorno di 78 anni fa.
Trovi l’articolo completo qui: https://alessandramaffilippi.substack.com/p/nakba-senza-fine-6b5
🟨ABBECEDARIO ETICO. Il Linguaggio come campo di battaglia
C COME CENSURA
La censura non agisce più soltanto per sottrazione, ma per sostituzione: un massacro diventa “operazione di sicurezza”, un muro diventa “barriera difensiva”, la colonizzazione diventa “insediamento”. È un lavaggio semantico che ci entra nelle ossa senza che ce ne accorgiamo.
Il Global Language Dictionary di “The Israel Project”
Un manuale riservato a politici, giornalisti e opinion maker, redatto da esperti di comunicazione, che insegna come parlare di Israele in modo da condizionare l’opinione pubblica occidentale. Non si tratta di opinioni, ma di tecniche precise: sostituire termini, distorcere contesti, rendere accettabile l’inaccettabile.
I social e la propaganda
Le piattaforme digitali amplificano e censurano a seconda di algoritmi che favoriscono una narrazione dominante. Palestinesi bannati, giornalisti oscurati, contenuti rimossi perché “contro le linee guida”, mentre propaganda di Stato e fake news continuano a circolare senza ostacoli.
Hasbara: cos’è e come si smaschera
Hasbara significa letteralmente “spiegazione”, ma in pratica è la macchina di propaganda israeliana: una rete organizzata che produce, diffonde e difende la narrazione ufficiale, usando migliaia di volontari e account falsi. Smascherarla significa riconoscere pattern ricorrenti, argomenti prefabbricati e contraddizioni sistematiche.
Da oggi l’Abbecedario etico torna su podcast!
Un progetto originale di M. Alessandra Filippi promosso da Local March for Gaza, da oggi al canale Cognitaria ribelle di Spreaker.
Le ragioni del “trasloco” del podcast (che ha richiesto qualche settimana di attesa) da Better Radio a Cognitaria Ribelle le trovate invece qui: https://www.localmarchforgaza.it/novita-dallabbecedario/
A Luca e a Better Places, l’associazione che gestisce lo spazio Hydro a Biella e produce la web radio, va tutta la nostra gratitudine e il nostro ringraziamento.
🟪 IL LIMITE DI ANTIGONE E IL CAMMINO 44
Vogliamo legare i luoghi della memoria delle stragi compiute in Italia nell’estate di sangue del 1944, a cavallo della Linea Gotica. L’intento è riaffermare il “Limite di Antigone”: non è mai lecito uccidere civili inermi. È successo a Sant’Anna di Stazzema e Montesole, e purtroppo succede ancora oggi in luoghi come Gaza.
Così spiega un’altra persona con cui stiamo camminando: Enrico Sgarella. Nell’intervista che trovate sul sito ci racconta del Cammino 44 che ripercorre la parte dell’Appennino attraversata nel 1944 dalla Linea Gotica, teatro di sanguinose e crudeli stragi compiute dai nazifascisti come quella di Sant’Anna di Stazzema.
Il prossimo 20 giugno partirà il cammino organizzato per percorrere le 12 tappe. Potete trovare tutte le informazioni tecniche e i moduli di iscrizione sul sito di Movimento Tellurico e sui nostri canali social ufficiali. Intanto ecco QUI l’intervista.
🟪 AGGIORNAMENTI PER CHI E’ IN MARCIA
Gli equipaggi della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Coalition sono stati liberati! Condividiamo l’immensa gioia nel saperli vivi e di ritorno, ma anche rabbia per la banalizzazione – e rivendicazione – di violenza e barbarie a cui assistiamo quotidianamente. Per questo continuiamo ad essere equipaggio di terra nel denunciare la complicità del nostro governo e condividiamo una riflessione di Luca Biasetti in cui ci riconosciamo: https://www.localmarchforgaza.it/riflessioni-sul-rilascio-e-su-israele/
Aggiornamento dal Land Convoy: “L’interlocuzione con la Libia est attraverso la mediazione della Mezzaluna Rossa è stata interrotta, non per nostra scelta” scrive Dina Alberizia, partecipante al Convoglio di Terra del Global Movement to Gaza. “La quarta convenzione di Ginevra stabilisce l’obbligo di lasciar passare convogli umanitari. Non possiamo non pensare alle condizioni in cui il popolo di Gaza cerca di resistere, di sopravvivere al genocidio. Domani partiamo verso Sirte. Abbiamo bisogno dell’attenzione di tutto l’equipaggio di terra”. Messaggio ricevuto oggi 22/05/2026.
🟦ROTTA CORSARA – LA FLOTILLA CHIAMA!
Sabato 23 maggio ci saranno presidi in tutta Italia, in solidarietà con il popolo palestinese e le attiviste e attivisti della Flotilla rapite e abusate dall’esercito israeliano.
Se questo è quello che fanno davanti alle telecamere, cosa succede quando non guardiamo?
Cerca il presidio più vicino a te, coinvolgi chi conosci, supera i contrasti, camminiamo insieme!
La flotilla chiama, rispondiamo!

