C’è chi cita Dio per sentirsi importante e chi lo cerca per davvero. C’è chi lo fa per amore, per fede, per curiosità, per senso di solitudine, per tornaconto personale, per penitenza o perché non sa cos’altro fare. Poi ci sono loro: quelli che abbandonano ogni comodità e convenzione per capire cosa si provi a essere palestinesi; cosa si provi a essere traditi dai propri governanti, umiliati, offesi ed esposti al pubblico prima di salire sulla croce.
Io sono nato sulla croce e mi sono abituato a certe violenze e ingiustizie. Ma quando vedo qualcuno mai visto prima abbandonare la sua bella vita per portare doni e salire sulla mia stessa croce, solo per cercarmi e abbracciarmi, io rimango senza parole. Piango per la vostra sorte.
Oltre le onde, oltre il gran rifiuto,
siete partiti per non restare a guardare,
portando il pane e un abbraccio muto
a chi non ha più terra né mare.
Vi hanno fermati, portati ad Ashdod,
umiliati da chi non sa cos’è il rispetto,
ma il vostro coraggio resta lo snodo
di un sentimento puro e benedetto.
Mentre il Palazzo alza un poco il tono
ma poi sussurra per non disturbare,
noi vi diciamo grazie per il dono
di aver provato il mondo a cambiare.
La vostra forza non si spezza al porto,
perché l’onore non si può sequestrare;
siete la voce di chi ha avuto torto,
siete la speranza che continua a navigare.
Dedicata a tutti voi della Flotilla: quelli di mare, quelli di terra e quelli di cuore.

