Mi chiamo Mariella.
Ho 64 anni, sono da poco in pensione (ero infermiera in ospedale). Sono sposata e ho due figlie adulte.
Non sono stata purtroppo un’attivista o meglio, lo sono stata ‘a bassa intensità’: sostegno a campagne, scelte nella vita quotidiana.
Ho cominciato a venire in piazza in novembre. La situazione e le immagini viste ai telegiornali mi facevano sentire angosciata ed impotente. Seguivo le iniziative dei Sanitari per Gaza, tra cui flashmob davanti agli ospedali. Un giorno ho sentito a Radio Tre una persona che parlava di questa presenza quotidiana e silenziosa. Ho scoperto poi che si trattava di Grazia.
Ecco, ho pensato, posso cominciare a fare questo!
All’inizio ho partecipato in modo intermittente cercando di esserci in giornate particolari come Natale, ultimo dell’anno… C’è poi stata una pausa per problemi di salute. Grazie a una chat non ho mai perso il contatto con cosa accadeva durante la presenza in piazza. Da febbraio sono stata presente quasi tutti i giorni.
Sono stata conquistata da questa proposta e, man mano che le conoscevo, dalle persone presenti.
C’è grande libertà, ognuno partecipa quanto e quando può. Ogni presenza conta. Ho imparato che siamo persone molto diverse per esperienze e pensieri, ci unisce il non voler diventare indifferenti e rassegnati.
Non pensavo sarei riuscita a stare in questa situazione di “esposizione“: essere fotografata, entrare in contatto e parlare con chi si avvicina…che non sempre è amichevole. Ora mi sembra un gesto sacro.
Dalla presenza in piazza nascono altre iniziative, collegamenti, relazioni.
So che non basta, ma so che non è inutile. Serve a farsi coraggio, insieme a chi sento che, come me, non vuole arrendersi. Serve a mantenere l’attenzione di chi passa dalla piazza o vedrà le foto. So che porta conforto anche alle persone che vogliamo difendere, sanno che c’è chi non le dimentica e le sostiene.
Voglio stare in questa piazza e con queste persone, finché sarà necessario, finché potrò.

