Vi sono due tipi di semplicità: una è sorella dell’ignoranza e l’altra dell’intelligenza.
— Costantin Brâncuși
Viviamo in una società complessa, fatta di molteplici interconnessioni che dobbiamo cogliere per comprendere. Ed è proprio questo che spesso ci spaventa della contemporaneità. Non dobbiamo però avere paura: ci sono momenti in cui i collegamenti rendono tutto il quadro più chiaro.
Il racconto della località di Ein al-Auja in Cisgiordania restituisce l’immagine di una distesa ormai arida: dove un tempo l’acqua scorreva impetuosa, oggi resta solo un rivolo. Le famiglie beduine che vi risiedevano sono ora sfollate.
A cancellare questa storica oasi palestinese sono stati l’impennata di attacchi dei coloni e la sistematica sottrazione idrica dei pozzi israeliani, che drenano l’acquifero per rifornire gli insediamenti e condannare i campi alla desertificazione. Nelle comunità di rifugio, con le autocisterne spesso bloccate dall’esercito israeliano, l’esistenza quotidiana si è ridotta a una lotta disperata guidata dalle donne, costrette a razionare ogni singolo litro d’acqua per difendere il diritto elementare di bere.
Il volto operativo di questa sottrazione si chiama Mekorot, la compagnia idrica statale di Israele: alle sue spalle, le organizzazioni internazionali denunciano da decenni un vero e proprio “apartheid idrico”, un sistema in cui l’acqua è estratta dalle falde e dai pozzi palestinesi per essere convogliata verso gli insediamenti, mentre le restrizioni militari impediscono di costruire infrastrutture idriche autonome e le comunità sono costrette a ricomprare a prezzo proibitivo ciò che è loro. Non è una storia lontana: anche in Italia Mekorot aveva firmato accordi con utility pubbliche come Acea a Roma e Iren nel Nord, e in entrambi i casi è stata la pressione civile (la mozione capitolina del settembre 2025, il ritiro di Iren nel 2024) a interrompere la complicità. Non il mercato che si autoregola, ma le persone che si autorganizzano.
In Italia giovani scendono in piazza per ragioni concrete ed evidenti: le scuole cadono a pezzi. I ragazzi occupano, manifestano e lo dicono chiaro e tondo: i soldi destinati agli armamenti sono fondi rubati all’istruzione, alla sanità, al futuro. Eppure, i grandi media continuano una campagna di criminalizzazione, mentre magistratura e forze dell’ordine insistono a trattare un problema politico — il futuro negato alle nuove generazioni — come un problema di ordine pubblico. Non lo è, neanche quando vengono compiuti atti contro le cose: sono messaggi da cogliere, non da reprimere.
La guerra scatenata da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran, con il blocco dello Stretto di Hormuz, e il conflitto in Ucraina — in cui l’Italia è direttamente implicata per il passaggio di materiale bellico nei nostri porti — sono arrivati velocemente nelle nostre tasche e nelle nostre vite. Il caro carburante, l’inflazione, i tagli alla spesa pubblica e l’inaccettabile e crescente divario tra chi ha risorse illimitate e chi non arriva a fine mese, non sono altro che le ricadute locali di questa economia di guerra, un elemento che accomuna le proteste dei giovani e quelle degli agricoltori e degli autotrasportatori del Sud per i rincari del gasolio.
Certo, potremmo discutere dei modelli estrattivi imposti all’agricoltura, dell’impoverimento del suolo, dello spreco d’acqua nelle colture intensive e delle conseguenze di tutto ciò sugli agricoltori. Ma queste proteste, relegate per lo più alle cronache locali, ci restituiscono il sintomo di un malessere materiale profondo.
È dentro questo scenario che si inserisce l’appuntamento per lo sciopero generale del 30 ottobre proclamato dall’USB: un importante momento in cui unire le questioni per inceppare gli ingranaggi del sistema. Bloccare i porti, fermare la logistica di morte e l’invio di armi significa spezzare la catena che alimenta i conflitti fuori e impoverisce i lavoratori dentro, opponendosi alla torsione autoritaria e alla logica securitaria che vorrebbero ridurre gli spazi democratici e impedire il dissenso.
Il collegamento ormai è manifesto: si tratta dello stesso sfruttamento, della stessa logica di appropriazione delle risorse naturali e umane per generare profitto e potere per pochi.
Per questo pensiamo sia necessario cercare la semplicità, anche facendo un passo indietro per vedere meglio, per capire che il futuro dei ragazzi palestinesi è connesso a quello dei ragazzi italiani, che chi lavora la terra in Cisgiordania resistendo all’occupazione non può che essere un alleato di chi protesta in Calabria, di chi sciopera e di chi blocca i porti.
Che questa affermazione di semplicità sia sorella dell’intelligenza, e non dell’ignoranza.
⬛🟫 EIN AL-AUJA:come gli attacchi dei coloni e la sottrazione di risorse idriche hanno cancellato una comunità palestinese
La sorgente che un tempo sosteneva la vita in questo luogo si è prosciugata, mentre le famiglie beduine fuggono dalla violenza israeliana e dal furto di risorse.
Haitham Rashaidh è stato tra gli ultimi ad abbandonare la propria casa vicino a Ein al-Auja, una sorgente naturale con cascata situata a nord di Gerico, in Cisgiordania.
La sua famiglia ha smontato le tende, ha caricato tutti i propri averi su un trattore e ha intrapreso un viaggio di due ore su un terreno impervio verso al-Balqa, un’area scarsamente popolata della Valle del Giordano, dove si sono accampati accanto ai vicini, anch’essi sfollati.
Leggi l’articolo completo di Majd Jawad : https://www.pressenza.com/it/2026/10/ein-al-auja-prima-parte-come-gli-attacchi-dei-coloni-e-la-sottrazione-di-risorse-idriche-hanno-cancellato-una-comunita-palestinese/
🟫 L’ACQUA COME ARMA : Mekorot tra estrattivismo e apartheid
L’acqua sta ridefinendo le mappe del potere geopolitico e dei mercati finanziari globali. Al centro di questa transizione si trova Mekorot, la compagnia idrica statale di Israele. Rinomata a livello internazionale per la sua avanguardia nei sistemi di desalinizzazione, riciclo delle acque reflue e monitoraggio remoto con intelligenza artificiale, l’azienda si trova al tempo stesso al centro di aspre polemiche ideologiche e territoriali. Dalle vaste latitudini dell’Argentina alle amministrazioni locali in Italia, l’espansione commerciale di Mekorot solleva profondi interrogativi legati ai diritti umani, alla sovranità ambientale e alla mercificazione dell’acqua.
Leggi l’articolo completo : https://www.localmarchforgaza.it/lacqua-come-arma-mekorot-tra-estrattivismo-e-apartheid/
🟩 Le ragazze nella foto scattata in una scuola di Gaza
Le ragazze avevano 17 e 18 anni. Come molte adolescenti della loro età, si preoccupavano degli esami e dei posti all’università, parlavano di ciò che volevano diventare e immaginavano le vite che le attendevano. Quattro mesi dopo, è iniziata la guerra di Israele contro Gaza.
Tre anni dopo, una delle ragazze nella foto è stata uccisa in un attacco aereo israeliano. Quattro hanno lasciato Gaza. Altre sono sfollate – la loro istruzione interrotta e i loro piani per il futuro sconvolti.Al Jazeera è partita alla ricerca delle 15 ragazze, per scoprire cosa fosse successo a loro e al futuro che un tempo immaginavano, e per vedere se fosse possibile riunirle di nuovo per una fotografia nello stesso cortile scolastico.
Le immagini spiegano di più delle parole, a volte. Per saperne di più sulle 12 ragazze scomparse dal selfie andate alla pagina dell’Associazione di amicizia Italo Palestinese al seguente link : https://www.amiciziaitalo-palestinese.org/dalla-palestina-notizie-75/8626-le-ragazze-nella-foto-scattata-in-una-scuola-di-gaza
🟪 IL TAPPO E’ SALTATO
Sono nati a ridosso del crollo di Lehman Brothers, hanno attraversato la pandemia chiusi in una stanza davanti alla didattica a distanza, sono cresciuti dentro le chat di classe e i video da quindici secondi, con la guerra in sottofondo e la crisi climatica come unico orizzonte certo. Li hanno descritti apatici, fragili, iperconnessi e soli. In tre giorni la Gen Z italiana ha riscritto quel ritratto. Il 16 ottobre più di mezzo milione di studenti in piazza, dopo settimane di agitazioni partite dalle condizioni delle scuole e arrivate a contestare il modello di istruzione che il governo sta riscrivendo, da ultimo con il cosiddetto decreto Valditara e il suo tetto agli studenti stranieri nelle classi.
Leggi tutto l’editoriale di Global Project : https://globalproject.info/2026/10/il-tappo-e-saltato
🟪 LA VIA MAESTRA
Si sa che i meccanismi della comunicazione rendono una manifestazione di massa irrilevante di fronte ai gesti di rabbia di Milano. La manifestazione della Via maestra a Roma del 17 ottobre rappresenta, invece, un dato politico molto importante a partire da cui il maggior sindacato italiano si è impegnato per uno sciopero generale il prossimo 20 novembre.
Un corteo lunghissimo che ha visto sfilare per le strade della Capitale 100 mila persone – durante il comizio finale non tutti avevano ancora raggiunto la piazza – con tantissimi giovani. Un impegno forte, quello del sindacato di corso d’Italia, in un contesto di mobilitazioni in svolgimento in gran parte dell’Europa dove l’esasperazione per il caro vita e per l’incombere della guerra hanno raggiunto ormai un livello insostenibili. Tantissimi i nodi della crisi globale in atto e tutti collegati tra loro che Landini ha tenuto insieme nel suo intervento, dopo le testimonianze di lavoratori, attivisti, studenti.
Articolo completo al iink :https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/landini-siamo-in-100-mila-il-20-novembre-sciopero-generale-g2sbo8ch
🟦AVVISI AI NAVIGANTI
SCIOPERO GENERALE : il 30 ottobre. Contro la guerra, il carovita; per il lavoro, per il diritto di sciopero. USB conferma lo sciopero generale in tutti i settori, trasporti compresi. Porti, aeroporti, ferrovie, strade e reti logistiche sono infrastrutture essenziali per il Paese: vederle subordinate alle esigenze militari riguarda chi ci lavora e l’intera collettività. Difendere la pace significa rivendicare un modello di sviluppo fondato sui bisogni sociali, non sull’economia di guerra. Comunicato USB : https://www.usb.it/leggi-notizia/30-ottobre-sciopero-generale-contro-la-guerra-il-carovita-per-il-lavoro-per-il-diritto-di-sciopero-1913.html
SUDARIO A TORINO : Il 30 ottobre alle 17:00 accompagneremo il sudario con i nomi dei bambini palestinesi uccisi a Gaza, dall’ospedale Regina Margherita al Duomo. Troverete maggiori informazioni sul nostro sito nei prossimi giorni.
HUB FOR DEFENDERS : Attraverso il coinvolgimento di professionisti offre assistenza legale, monitora possibili violazioni e mette a disposizione strumenti di protezione per persone, attivisti e organizzazioni, in situazioni di particolare esposizione e vulnerabilità. Info : https://www.localmarchforgaza.it/milano-hubfordefenders-attiva-un-team-legale-per-assistere-le-persone-fermatedurante-le-manifestazioni/
BUY NOTHING DAY : il 27 novembre, oltre lo sciopero dell’attenzione. Il Buy Nothing Day è una giornata riconosciuta a livello internazionale contro il consumismo e l’eccesso di acquisti. Agganciarci a lei ci permette di portare le Big Tech dentro la discussione sulle scelte di consumo: quel giorno non compriamo nulla e non regaliamo la nostra attenzione a nessuna piattaforma, tutte insieme. Un obiettivo solo, una data sola, un messaggio chiaro. Info per aderire: https://www.localmarchforgaza.it/buy-nothing-day-oltre-lo-sciopero-dellattenzione/
🟦ROTTA CORSARA
Il filo che unisce il caro vita nel nostro Paese, la devastazione ambientale, la torsione autoritaria e il genocidio in Palestina passano dritti per i nodi logistici del nostro sistema economico. Non possiamo restare a guardare mentre le merci e i flussi continuano ad alimentare la filiera della guerra e dell’oppressione, nè mentre le strade e le piazze s’infiammano.
Per questo raccogliamo l’appello e rilanciamo con forza la mobilitazione nazionale dei portuali prevista per il prossimo 30 ottobre.
Ci vuole intelligenza e capacità creativa per semplificare.
Continuiamo a camminare a fianco di tutta la diversità che le piazze e le strade stanno esprimento, perchè è l’orizzonte che riguarda tutte.
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