di Luca Biasetti
L’altro giorno, a caldo, guardando le immagini di Ben Gvir che dileggia e umilia gli attivisti della Flotilla, ho scritto un paio di cose che poi ho cancellato, perché sempre penso che le cose scritte in preda al furore siano da non pubblicare.
Oggi che gli attivisti sono sulla via del ritorno, malridotti, ma salvi, torno su quei pensieri e li esplicito meglio qui.
Ilian Pappé, qualche mese fa, pubblicava su Haaretz un intervento dove faceva coincidere la parabola politica di Netanyahu a quella dello Stato di Israele, Netanyahu – scriveva – sta portando Israele a fondo con lui.
Io credo che la situazione sia decisamente peggiore di così: ora che la violenza perpetrata dall’IDF è stata esibita in tutto il mondo, con il video di Ben Gvir, esibita e rivendicata, in un florilegio di esternazioni che in un contesto normale potremmo esclusivamente definire ‘psichiatriche’, ora che è evidente erga omnes che l’esercito regolare dello Stato di Israele si sente legittimato ad esercitare violenza su chiunque (e dovunque) metta in discussione quello che Israele sta facendo, la legittimità dello Stato di Israele è venuta meno.
Lo riscrivo, con più chiarezza: uno Stato nazionale che calpesti i diritti umani, il diritto internazionale, persino gli accordi bilaterali con i paesi alleati (tipo l’Italia, per capirci), perde la propria legittimità.
La psicosi collettiva che ha fatto presa in Israele e che renderebbe vano qualunque genere di Norimberga per il genocidio a Gaza, l’invasione del Libano, la guerra scatenata contro l’Iran, è – dal punto di vista del dato materiale – molto più pervasiva della propaganda nazista degli anni ‘30.
È bene avere chiaro che non c’è nessuno spazio di redenzione per un Paese che ritiene di non dover rispondere a nessuna legge se non la propria.
Non ci sarà pace in quei luoghi finché esisterà uno Stato siffatto.
Mi auguro, per Israele, che sappia trovare gli anticorpi al suo interno per mandare a processo questo Stato, per condannare senza possibilità di facili immunità i Netanyahu, i Ben Gvir, gli Smotrich e gli altri; di smantellare il proprio esercito di assassini, di chiedere perdono, ai Palestinesi in primis, e all’umanità tutta per aver scelto deliberatamente di calpestarne il valore. Me lo auguro di cuore.
Ma la Storia – che è maestra – ci insegna che questo genere di parabole atterrano malissimo.
L’unica speranza è che questo accada prima di vedere milioni di morti, com’è successo l’ultima volta.

