«Non volevamo andarcene, non chiedevamo altro che vivere della nostra terra, di ciò che avevamo costruito pietra su pietra con le nostre mani. Ci dicevano che il progresso doveva passare di lì, sopra le nostre teste, cancellando le case, i giardini, la nostra stessa esistenza. Ma quale progresso è quello che uccide una comunità per far posto a un fantasma?»
— da Il bacio del pane di Carmine Abate
Sedici container carichi di acciaio balistico destinati a Israele, fermati per sei mesi dal coraggio dei portuali di Gioia Tauro. Un porto nato dalla cancellazione forzata del borgo di Eranova per un’acciaieria mai costruita, che oggi è parte dell’ingranaggio bellico. Eppure, a pochi chilometri, l’esperienza di Riace e la rete dei gemellaggi municipali con la Palestina dimostrano che un’altra rotta è possibile: quella del neomunicipalismo, della solidarietà dal basso e di una terra che rifiuta di essere complice.
C’è un silenzio denso sulle banchine di Gioia Tauro, più pesante del metallo dei sedici container. Per sei mesi sono rimasti immobili mentre intorno il mondo andava a fuoco: acciaio balistico destinato al Pireo, e infine a Israele. Dati per partiti dalle agenzie, erano ancora lì, come ci dicono i portuali della CUB e dell’ORSA. La logistica, macchina invisibile che governa flussi e territori, svela qui il suo volto di ingranaggio bellico. Ma proprio a Gioia Tauro può ribaltarsi nel suo opposto: bloccare quel carico non è solo un simbolo, è un atto di diserzione etica contro un sistema che riduce una terra a servitù dei conflitti altrui.
È una ferita che viene da lontano. Ha il nome di Eranova, borgo contadino spazzato via dalle ruspe dopo la rivolta di Reggio del 1970 e i miraggi del “Pacchetto Colombo”. Si promise un quinto polo siderurgico italiano, cancellando per decreto un’intera comunità; l’acciaieria non nacque mai, lasciando un assassinio di Stato consumato per un fantasma industriale. E il porto, concepito per quell’impianto e rimasto per decenni una distesa abbandonata, è diventato solo un immenso snodo di transhipment : un’enclave separata dalla terraferma, permeabile a traffici opachi e criminali. Quei container di blindature sono solo l’ultimo capitolo di questo lungo tradimento territoriale.
A pochi chilometri, però, un’altra rotta è possibile. Riace incarna l’alternativa del neomunicipalismo: il rifiuto di delegare sovranità e dignità ai soli vertici istituzionali per restituirle alle comunità. È una diplomazia dal basso che si fa azione, dall’intervento di Mimmo Lucano contro l’uso bellico dei porti calabresi fino alla rete dei gemellaggi municipali con la Palestina.
Reti nazionali stanno nascendo con l’obiettivo di promuovere e facilitare i gemellaggi tra piccoli comuni italiani e palestinesi. Condividiamo l’appello ai sindaci di Assopace Palestina, che sta lavorando anche a un vademecum per aiutare i comuni interessati a realizzare patti di gemellaggio.
Perchè quando i paesi sono cancellati dalle mappe geografiche, il riconoscimento istituzionale è un primo grande passo. E’ un modo per tendersi la mano tra comuni: attraverso il riconoscimento formale prima, e la conoscenza reciproca dopo, si può dare avvio a collaborazioni e progetti congiunti.
Dal legame tra Riace e il campo profughi di Dheisheh all’iniziativa piemontese di Valdilana con il villaggio palestinese di Qira, i piccoli comuni scelgono di tendersi la mano.
Quella mano tesa oppone alla violenza impersonale dei container la stessa ostinazione con cui i contadini di Eranova difesero i propri ulivi. Di fronte a un’Europa ammaliata dalla chiusura e dalla guerra, la risposta rinasce anche dai margini e dalla convivialità municipale: una logistica della solidarietà capace di rompere il silenzio della resa e restituire alla terra il sapore del pane.
🟫🟩 COLONI ISRAELIANI “ESCURSIONISTI” nel mio villaggio in Cisgiordania
Non sorprende più, per un palestinese, aprire la finestra e vedere coloni vagare per le strade del villaggio, potenzialmente entrando nel suo cortile, ispezionando il suo negozio o prendendo le sue proprietà. Eppure, quando i palestinesi cercano di difendere le loro case o i loro beni, vengono immediatamente rappresentati dalle autorità e dai media israeliani come se avessero attaccato “escursionisti ebrei” per motivi nazionalistici. Questa narrativa invertita concede efficacemente ai coloni licenza di abusare o uccidere palestinesi sotto la copertura dell’autodifesa. Per un palestinese, il costo della resistenza è assoluto. Difendere la propria proprietà può significare essere uccisi sul colpo, vedere la casa familiare destinata alla demolizione punitiva e guardare l’intero villaggio soggetto a punizioni collettive e blocchi.
Leggi l’articolo completo di Fareed Taamallah al link: https://www.pressenza.com/it/2026/09/coloni-israeliani-escursionisti-nel-mio-villaggio-della-cisgiordania/
🟪 GRAZIA: dal Presidio di Milano, alle Local March for Gaza, fino alla Peacewalk to Jerusalem
Nel presidio per Gaza di Piazza Duomo, a Milano, c’è una donna straordinaria, si chiama Grazia Fecchio: sui 440 giorni in piazza ne avrà fatti più di 400. È tra coloro che si caricano i cartelli da portare per chi non li ha, viaggia col suo carrellino e sale sul tram per tornare a casa. Non solo: ha organizzato la Local March che a suo tempo è andata da Milano a Lecco a piedi e diverse camminate in montagna con tanto di bandiere palestinesi sui sentieri lombardi. Da cinque giorni sta partecipando alla Peace Walk to Jerusalem insieme a Maria Elena e Luisa, tutte e tre del presidio di Piazza Duomo di Milano, per fare il tratto da Venezia a Trieste, passando tra l’altro da Fiumicello, il paese di Giulio Regeni. Ci hanno raccontato che la prima sera, con traduzione in diverse lingue, Grazia ha parlato del presidio di Milano con ovazione al seguito. Un dettaglio: Grazia ha 80 anni.
Leggi l’articolo completo di Andrea De Lotto al link: https://www.pressenza.com/it/2026/08/peace-walk-to-jerusalem-una-testimonianza-dal-veneto/
🟪“PROF, LA PACE DOVREBBE FARE PIÙ RUMORE DELLA GUERRA” Genesi del sudario di Pozzallo
L’esperienza nasce da una semplice lezione sulla Pace nelle mie classi a partire dallo studio della figura di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, uomo di dialogo e profeta di pace, a cui è intitolato il nostro Istituto.
La Pira ci ha insegnato che la pace non è un’idea astratta, ma un impegno concreto, un dovere civile e spirituale. Da questa consapevolezza è nato il progetto: dare voce a chi non ne ha più, restituire identità a chi è stato inghiottito dal rumore della guerra.
Leggi l’articolo completo al link: https://www.localmarchforgaza.it/un-sudario-della-memoria-in-nome-di-giorgio-la-pira/
🟨 L’ECOSISTEMA DELLA SOPRAFFAZIONE
Hyaena colonialis, Praedator militaris e Arbiter simulatus: tre specie, tre funzioni, un unico sistema per aggredire, proteggere e normalizzare la cancellazione della Palestina.
Senza accorgercene, stiamo assistendo alla nascita di tre nuove specie. La prima aggredisce, devasta, incendia, espelle e spesso uccide. La seconda, con il pretesto della “sicurezza”, presidia, protegge la Hyaena colonialis, attacca e, qualora l’aggredito tenti di difendersi, interviene “neutralizzandolo”, termine che nel gergo della sopraffazione equivale a uccidere. La terza, invece, trasforma l’abuso in negoziato e la parzialità in mediazione. Insieme formano il nuovo ecosistema della sopraffazione messo a punto da Israele e progressivamente imposto al mondo come nuova normalità
Leggi l’articolo completo di Alessandra Maf Filippi al link: https://alessandramaffilippi.substack.com/p/lecosistema-della-sopraffazione?utm_source=share&utm_medium=android&r=nbnwe
🟪 TORINO HA CORSO PER GAZA
Si è svolta a Torino il 6 settembre la Run to Gaza. Ognuno ha partecipato con il proprio passo, ma tutti per la Palestina.
Gli oltre 3500 iscritti si sono assiepati nel punto di ritrovo davanti al Palazzo di Architettura del Valentino ed hanno proseguito lungo i Murazzi, Corso San Maurizio, Corso Regina Margherita fino ad arrivare in Piazza della Repubblica, tra loro i veri corridori, ma anche gente in cammino, gruppi di amici e famiglie con bambini.
L’obiettivo era duplice: da un lato sostenere finanziariamente l’attività in Palestina di Emergency e di Medici Senza Frontiere, dall’altro mantenere acceso il riflettore sulla situazione nella striscia di Gaza, dove le pratiche genocide israeliane stanno proseguendo imperterrite nonostante il “cessate il fuoco”.
Articolo completo su Pressenza al link: https://www.pressenza.com/it/2026/09/torino-ha-corso-per-gaza/
🟧 ISRAELIZZAZIONE POLITICO CULTURALE E REPRESSIONE. IL DDL ANTISEMITISMO
Maria Teresa Silvestrini, attivista della Scuola per la pace Torino e Piemonte e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, esplora il percorso che ha portato alla approvazione del testo definitivo. Ne emerge che la adozione per legge della definizione IHRA di antisemitismo rappresenta una forma di israelizzzazione politico culturale in quanto adotta normative derivanti dalla legislazione e dalla hasbara israeliana.
Leggi l’articolo sullo studio pubblicato dala Scuola per la Pace di Torino e Piemonte su Pressenza al link: https://www.pressenza.com/it/2026/08/israelizzazione-politico-culturale-e-repressione-il-disegno-di-legge-per-il-contrasto-allantisemitismo/
🟦 AGGIORNAMENTI PER CHI E’ IN MARCIA
PRESIDIO – MARATONA CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO. Mercoledì 9 settembre, alle ore 13:00, in Piazza Capranica, a Montecitorio, numerose realtà promotrici daranno vita a una mobilitazione nazionale contro l’approvazione del cosiddetto “DDL Antisemitismo”. Info: https://pressingweb.altervista.org/2026/08/criticare-israele-non-e-antisemitismo-no-alla-norma-bavaglio/
DOCENTI PER GAZA. Perché non sosteniamo la petizione per “Il Nobel ai bambini di Gaza”. Leggi: www.docentipergaza.it/perche-non-appoggiamo-questa-petizione/
CORTEO CONTRO LA GUERRA. Biellesi per la Palestina Libera lancia un appello per scendere di nuovo in piazza con un corteo il 26 settembre, informazioni al link: https://www.localmarchforgaza.it/fermiamo-la-guerra/
CAMPAGNA GEMELLAGGI. L’appello ai sindaci di Assopace Palestina: https://www.localmarchforgaza.it/appello-ai-sindaci-italiani-assopace-palestina/. Non esiste una lista nazionale di comuni italiani e palestinesi gemellati. Abbiamo iniziato a farla, aiutaci a completarla! https://cryptpad.fr/pad/#/3/pad/edit/d9a51303bf3432e0b107c2db355bcd4b/
🟦 ROTTA CORSARA
C’è chi cammina per occupare e chi cammina per disarmare. Se a Qira il passo dell’escursionista serve a conficcare paletti e spostare confini, sulle nostre colline e lungo le nostre coste il cammino deve farsi sabotaggio poetico: ricollegare i margini, ascoltare il grido delle banchine bloccate e rompere la solitudine di chi resiste.
Una rotta corsara non ha bisogno di porti franchi né di navi da guerra: le bastano scarpe impolverate, sindaci che affrontano i labirinti burocratici dei ministeri e comunità che sanno ancora distinguere il pane dal ferro.
Non esiste un pane mio o un pane tuo: il pane si condivide e crea comunione. Tutti ne sono destinatari; non a caso nel nostro linguaggio, ‘compagno’ è colui che mangia il pane con me, diceva Enzo Bianchi, che ci ha lasciati proprio la scorsa settimana. Mangiare lo stesso pane resta la rotta per restare umani.

