Per anni, l’assedio illegale israeliano ha strangolato Gaza, bloccando l’arrivo di aiuti umanitari, materiali da costruzione e forniture mediche destinate ai palestinesi.
La Convenzione sul Genocidio obbliga, sia gli stati che i cittadini, ad agire, eppure i governi non hanno adempiuto a tale obbligo.
Le reti della società civile dei paesi del Maghreb, solidali con la causa palestinese, sono attive da decenni.
Nel 2009, a seguito dell’operazione di Israele “Piombo Fuso” con conseguente collasso del sistema sanitario, idrico ed energetico, le reti di solidarietà popolare per la Palestina intensificarono la loro azione, nacquero nuovi collettivi fino al coordinamento di tutta la società civile nord-africana e la creazione, nel 2025, della Carovana Sumud.
Ad oggi la situazione a Gaza è sempre più grave e sempre più nascosta agli occhi del mondo. Per questo la necessità di agire su più fronti.
La flottiglia sfida l’assedio dal mare. Il Convoglio Terrestre lo sfida dalla terraferma. Insieme, rappresentano una risposta civile coordinata dove governi e istituzioni hanno fallito. Questo è ciò che si presenta quando le persone ereditano la responsabilità che le istituzioni hanno abbandonato.
Il convoglio di terra
Nel 2025 il convoglio di terra era composto da 150 auto, 20 autobus e delegazioni provenienti da tutta la regione. In questi giorni, il Convoglio di terra, coordinandosi con le barche della flottiglia, è prossimo alla partenza.
Partendo dalla Mauritania, un viaggio di circa 20 giorni per raggiungere Gaza attraversando Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto.
Quest’anno il convoglio di terra sarà ancora più cospicuo dell’anno scorso:
400 partecipanti dall’Europa e dal mondo,
Oltre 1000 partecipanti da tutti i paesi del Nord Africa,
Oltre 100 mezzi tra cui 50 camion di aiuti umanitari, case mobili ed ambulanze.
Il convoglio, oltre ad aiuti umanitari, trasporterà medici, infermieri, ingegneri, costruttori, insegnanti e altri volontari professionalizzati che, attraversato il confine con Gaza, potranno collaborare sotto la guida palestinese. La missione di terra è più di un semplice convoglio.
Mentre i nostri camion attraverseranno Mauritania, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto, le comunità locali accoglieranno il convoglio, si uniranno all’iniziativa e faranno sentire la loro voce per chiedere la fine dell’assedio di Gaza e la liberazione della Palestina.
Oggi, il valico di Rafah viene aperto e chiuso a discrezione dei responsabili di un genocidio.
Il convoglio diventa un’ondata di solidarietà che attraversa i confini, unisce i popoli e crea pressione politica a ogni chilometro del suo percorso; quando raggiungerà Rafah, porterà con sé il rifiuto dei popoli di voltare lo sguardo dall’altra parte.

